Il fulgore di un’icona del cinema incontra la magnificenza di uno dei monasteri più importanti d’Europa. Succede nel film “C’era una volta”, dove Sophia Loren recita all’interno della Certosa di San Lorenzo a Padula, gioiello del Vallo di Diano. Uscita nella sale nel 1967, la pellicola è una favola senza tempo che fa sognare ancora oggi.
“Una favola raccontata con il gusto del reale”, come la definì il regista stesso, Francesco Rosi. La sceneggiatura rielabora la raccolta di fiabe in dialetto napoletano “Lo cunto de li cunti” di Giovan Battista Basile (1583 – 1632), capolavoro letterario del barocco. Ambientata proprio nel Seicento, durante la dominazione spagnola nel Sud Italia, questa fiaba riesce a divertire e nello stesso tempo a suscitare riflessioni, combinando elementi fiabeschi e magici con un realismo pungente.
Sì, perché dietro il sogno romantico dell’amore tra una contadina e un principe spagnolo c’è molto della realtà sociale dell’epoca. C’è il Mezzogiorno con le sue disuguaglianze, dove convivono fianco a fianco miseria e nobiltà, l’arroganza feroce del potere e il popolo oppresso in preda alla fame più nera.
Figlia del popolo, rappresentante delle sue aspirazioni e dei suoi desideri, è Isabella Candeloro, la donna che fa perdere la testa al rampollo Rodrigo Fernández (Omar Sharif). In effetti è difficile dargli torto, perché Sophia Loren, bella in un modo quasi doloroso, dà vita a un personaggio autentico, a una Cenerentola dal carattere indomito e dalla lingua tagliente, combattiva, litigiosa, orgogliosa, passionale, testarda, sincera; al tempo stesso focosa e tenera, calcolatrice e ingenua, buffa e seducente. Impossibile non innamorarsene.
L’intesa tra i due è ovviamente tormentata. Ma, si sa, l’amore vince su tutto, compresi i brutti caratteri e le differenze sociali. Almeno nelle favole…
A vincere, anzi a trionfare, è soprattutto la Certosa di San Lorenzo, dove si svolge gran parte del film. Le immagini mostrano le splendide sale, i loggiati, gli scaloni, il Chiostro grande incorniciato dal lungo porticato. La cinepresa ci porta poi nella monumentale, grandiosa cucina, dove assistiamo ai preparativi di una frittata leggendaria e a uno scambio di sguardi indimenticabile. Insomma, lo scenario ideale nel quale suggellare una favola.


