Quando si parla di supercar nel mondo, pochi nomi evocano la stessa aura di esclusività, passione artigianale e visione estetica di Horacio Pagani. Argentines di nascita e italiano d’adozione, Pagani non ha costruito solo automobili: ha creato opere d’arte in movimento, dove ogni curva, materiale e scelta tecnica racconta una filosofia che va ben oltre la prestazione pura.
Dalle Pampas all’Italia: l’ingegnere innamorato dell’automobile
Nato il 10 novembre 1955 a Casilda, nel cuore della Pampa argentina, Pagani sviluppò fin da ragazzo una passione viscerale per le automobili, modellando materiali come balsa, acciaio e fibra di vetro nei suoi primi progetti. Lasciata l’Argentina per seguire il sogno di lavorare nel mondo dell’ingegneria automobilistica, fece presto esperienza in aziende come Renault e Lamborghini prima di fondare – nel 1992 – la sua Pagani Automobili S.p.A. nella Motor Valley italiana.
Quello che doveva essere un piccolo atelier artigianale è diventato, nel corso degli anni, un punto di riferimento per chi vede nell’auto non solo un oggetto di prestazioni ma una scultura dinamica che combina arte, scienza e artigianalità estrema.
Una storia di auto leggendarie
La prima grande icona di Pagani è stata la Zonda, un’esperienza estrema di performance e stile. Successivamente è arrivata la Huayra, che ha consolidato la reputazione dell’azienda come produttrice di hypercar uniche, capaci di distinguersi non solo per potenza e top speed, ma soprattutto per i dettagli sartoriali, l’uso innovativo di materiali compositi e il dialogo costante tra cliente e artigiano.
Ma anche quando un modello sembra giunto al termine della sua carriera – come nel caso della serie Huayra ufficialmente “sostituita” dalla nuova Utopia – Pagani trova sempre il modo di far rivivere le sue creature migliori attraverso edizioni speciali che celebrano momenti, persone o idee.
Huayra 70 Trionfo: il tributo di Pagani ai suoi 70 anni
L’ultima testimonianza di questa filosofia è la Pagani Huayra 70 Trionfo, presentata per celebrare i 70 anni di Horacio Pagani. Si tratta di un’edizione estrema e limitata a soli tre esemplari, realizzati su misura dalla divisione “Grandi Complicazioni” dell’azienda modenese.
Il primo di questi tre modelli, chiamato appunto Trionfo, è già stato consegnato ai fortunati proprietari, mentre gli altri due sono in fase di completamento. Esteticamente la vettura si distingue per una carrozzeria in fibra di carbonio verde con accenti arancioni e soluzioni stilistiche uniche, come un paraurti anteriore specifico e un alettone posteriore a “collo di cigno”.
Dal punto di vista tecnico, sotto il cofano pulsa un motore V12 biturbo di 6,0 litri sviluppato con Mercedes‑AMG, potenziato a 834 CV, con un cambio manuale a sette marce, raro elemento di pura esperienza di guida nel mondo delle hypercar moderne.
Questa celebrazione non è un semplice atto di celebrazione personale: è un messaggio forte sul ruolo dell’uomo e dell’artigiano nel processo creativo. In un’epoca in cui l’automobilismo è sempre più dominato da elettronica, assistenze ai conducenti e performance misurate al decimo di secondo, Pagani continua a mettere il cuore e la mano dell’uomo al centro del progetto.
Oltre le prestazioni: l’eredità di Pagani
La carriera di Horacio Pagani è segnata da un equilibrio raro tra estetica, tecnica e desiderio di innovare. Le sue auto non sono mai mainstream, ma nemmeno mere vetrine di potenza. Ogni Pagani è un pezzo unico per pochi collezionisti, ma soprattutto una dichiarazione d’intenti: che l’automobile può essere ancora un’opera d’arte.
Con la Huayra 70 Trionfo, questa filosofia raggiunge una nuova vetta: non solo un tributo ai numeri, ma alla visione di un uomo che ha trasformato un sogno pionieristico in una leggenda su quattro ruote.



