2 Febbraio 2026

La spia ha i capelli rossi: quando la letteratura restituisce i volti del Medio Oriente

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La spia ha i capelli rossi: quando la letteratura restituisce i volti del Medio Oriente

Raccontare il Medio Oriente senza ridurlo a una mappa di conflitti è un esercizio raro e necessario. La spia ha i capelli rossi (Homo Scrivens, 2024), romanzo d’esordio di Sarah Mustafa, scrittrice italo-palestinese nata a Pavia nel 1979, riesce in questa impresa intrecciando avventura, mistero e memoria personale in una narrazione capace di parlare a lettori di ogni età.

Il romanzo affonda le sue radici in un’esperienza reale e profonda: tra il 1985 e il 1996 l’autrice ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza divisa tra Pavia e un campo profughi palestinese in Giordania. Un passaggio traumatico e formativo allo stesso tempo, che l’ha costretta, a soli sei anni, a muoversi tra due mondi opposti: da un lato la stabilità della vita italiana, dall’altro la precarietà quotidiana di un luogo in cui mancava quasi tutto, tranne il senso della comunità.

È proprio questa esperienza a dare al romanzo la sua forza più autentica. La spia ha i capelli rossi non racconta il Medio Oriente come scenario lontano o astratto, ma come spazio vissuto, fatto di persone, gesti quotidiani, relazioni, odori e sapori. Il campo profughi diventa così un microcosmo umano, dove la resilienza del popolo palestinese si manifesta nella dignità dei gesti semplici e nella capacità di restare uniti nonostante l’esilio.

La scelta narrativa dell’autrice è chiara e consapevole: alternare sofferenza e introspezione a momenti di avventura e mistero, rendendo la lettura accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta a una realtà spesso raccontata solo attraverso la lente dell’emergenza e della cronaca. Il risultato è un romanzo che informa senza spiegare, che emoziona senza indulgere nel patetico, e che invita il lettore a guardare oltre gli stereotipi.

Al centro della storia emerge una riflessione profonda su identità, appartenenza e incontro tra culture. Non esistono confini netti, ma passaggi, contaminazioni, domande aperte. È il libro che l’autrice stessa avrebbe voluto leggere da ragazza: una storia capace di offrire strumenti per comprendere il mondo senza semplificarlo.

Sarah Mustafa, laureata in Scienze Politiche con indirizzo politico-internazionale, vive oggi tra l’Italia e il Medio Oriente. Scrive osservando e raccogliendo dettagli che trasformano l’esperienza in materia narrativa. Ha pubblicato articoli su La Provincia Pavese, Avvenire, Ha Keillah e GARIWOMag, e il suo impegno culturale è fortemente legato ai temi della pace e del dialogo tra i popoli.

Il romanzo ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui la Menzione speciale al Premio L’Iguana – Anna Maria Ortese 2024 e il Premio Franco Cuomo International Award 2024, ed è stato presentato in contesti di primo piano come BookCity Milano, il Salone del Libro di Torino e Fuoricinema Milano. Nel 2025 l’autrice ha inoltre ricevuto la Civica Benemerenza di San Siro dalla città di Pavia.

La presentazione del libro a Salerno

Il libro sarà presentato mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 18.00 presso la Casa del Volontariato, via F. Patella, Salerno. L’incontro è a cura delle associazioni Memoria in Movimento ODV e Art.Tre, con il patrocinio della Società Salernitana di Storia Patria e l’adesione di Donne di carta APS e del Parco Storico Sighelgaita Salerno. Interverranno Mary Abbondanza (Memoria in Movimento) ed Enzo Rosco (Art.Tre). Dialogheranno con l’autrice Sandra Giuliano (Donne di carta APS) e Silvana Barbirotti (Operazione Colomba – Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII).

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