Con la sentenza commentata, la Corte Costituzionale interviene su un nodo centrale della responsabilità sanitaria, rafforzando in modo significativo le garanzie riconosciute ai medici dipendenti di strutture sanitarie pubbliche e private. La Consulta ha infatti chiarito la legittimità costituzionale della possibilità, per il sanitario convenuto in giudizio o esposto ad azione di rivalsa, di chiamare direttamente in causa l’assicurazione della struttura presso cui opera. Il cuore della pronuncia risiede nel riequilibrio dei rapporti tra medico, struttura sanitaria e compagnia assicurativa.
In un sistema sempre più caratterizzato da contenziosi in materia di malpractice, il rischio era quello di lasciare il singolo professionista isolato rispetto alle conseguenze economiche di eventi dannosi riconducibili all’organizzazione sanitaria nel suo complesso. La Corte ha ritenuto irragionevole una lettura delle norme che impedisse al medico di agire o difendersi nei confronti dell’assicuratore della struttura, soggetto che, di fatto, assume il rischio economico dell’attività sanitaria.
Secondo la Consulta, negare al medico tale facoltà determinerebbe una violazione dei principi di uguaglianza e di effettività della tutela giurisdizionale, oltre a un’indebita compressione del diritto di difesa. Il sanitario, pur non essendo contraente del contratto assicurativo, è portatore di un interesse qualificato e diretto alla corretta operatività della copertura, specie quando da essa dipende la sua esposizione patrimoniale. Lo spirito della sentenza è chiaramente orientato a una visione sistemica della responsabilità sanitaria: il medico non è un soggetto autonomo che agisce in isolamento, ma parte di un’organizzazione complessa, la cui struttura, protocolli e coperture assicurative incidono direttamente sull’esito delle cure e sulle conseguenze giuridiche degli eventi avversi. Consentirgli di chiamare in giudizio l’assicurazione significa riconoscere questa realtà e prevenire forme di responsabilità sproporzionata.
La decisione si inserisce, dunque, in un percorso di maggiore tutela dei professionisti sanitari, senza sacrificare i diritti del paziente, ma rafforzando la coerenza e l’equità complessiva del sistema.



