C’è un modo diretto, verace e profondamente identitario per conoscere la Campania: attraversarla in piedi, tra vicoli e piazze, lasciandosi guidare dai profumi dello street food. Non è solo cibo da strada, ma un patrimonio culturale che nasce dalla necessità e diventa eccellenza gastronomica, capace di raccontare secoli di storia popolare.
Napoli, capitale del gusto di strada
Nel cuore di Napoli lo street food è rito quotidiano. Tra i Decumani e i Quartieri Spagnoli, friggitrici sempre accese e banconi in marmo sono presìdi di una tradizione che non conosce pause.
La regina indiscussa è la pizza a portafoglio, piegata in quattro e servita bollente, perfetta da gustare camminando. Accanto a lei, la pizza fritta, nata nel secondo dopoguerra quando i forni scarseggiavano e friggere era più economico che infornare. Ripiena di ricotta, cicoli e pepe o con scarola e provola, è ancora oggi simbolo di resilienza gastronomica.
Impossibile non citare il cuoppo, cartoccio di carta paglia che racchiude fritture miste di mare o di terra: alici, calamari, zeppoline di pasta cresciuta, crocché di patate e arancini (rigorosamente “palle di riso”). Un concentrato di sapori che racconta la vocazione marinara della città.
E poi il lato dolce: la sfogliatella (riccia o frolla), la graffa fritta e profumata di agrumi, fino al sanguinaccio servito con le chiacchiere nel periodo di Carnevale.
Il fritto come linguaggio comune
La cultura della frittura attraversa tutta la regione. È una tecnica democratica, rapida, conviviale. A Salerno il cuoppo assume sfumature più marcatamente marine, con paranza freschissima e totani; nel Casertano compaiono varianti rustiche legate alla tradizione contadina.
A Caserta e dintorni lo street food incontra la cultura casearia: protagoniste sono le preparazioni a base di mozzarella, servita anche “in carrozza”, fritta e filante, capace di trasformare pochi ingredienti in pura golosità.
Tra sacro e profano: il cibo delle feste
Lo street food campano non è solo quotidianità, ma anche celebrazione. Durante le feste patronali e le sagre, le strade si riempiono di bancarelle che preparano torroni artigianali, caldarroste, pannocchie arrostite e dolci tradizionali. Il confine tra cucina domestica e cibo da strada si assottiglia: ciò che nasce in casa finisce spesso tra le mani dei passanti.
Un esempio emblematico è il panino con la milza nelle sue varianti locali o il panino con salsiccia e friarielli, icona delle serate popolari e delle celebrazioni di quartiere.
Identità, socialità, contemporaneità
Oggi lo street food campano vive una nuova stagione. Accanto alle friggitorie storiche e ai chioschi tradizionali, giovani artigiani reinterpretano le ricette di sempre con attenzione alla qualità delle materie prime e alla sostenibilità. Cambiano le tecniche, si alleggeriscono le preparazioni, ma resta intatto il cuore popolare.




