16 Febbraio 2026
16 Febbraio 2026

Rosso di Campania: come il pomodoro ha scritto la storia di un territorio (e non solo della pizza)

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Rosso di Campania: come il pomodoro ha scritto la storia di un territorio (e non solo della pizza)

In Campania, tra valli alluvionali, suoli vulcanici e microclimi mediterranei, il pomodoro non è solo un ortaggio: è un simbolo fragile e potente di identità culturale, economia agricola e gastronomia. Qui nascono alcune delle varietà più apprezzate al mondo, coltivate con tecniche antiche e protette da disciplinari europei che ne certificano qualità e origine. 

Il San Marzano: l’“oro rosso” di cui parla il mondo

Forse il nome più celebre tra le varietà campane è quello del Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese‑Nocerino DOP, storicamente riconosciuto come uno dei prodotti più distintivi dell’agricoltura meridionale. Questo pomodoro, dalla forma allungata, dalla polpa densa, dalla buccia sottile e dal sapore dolce‑acidulo, deve la sua fama non solo alla versatilità culinaria, ma anche alla tradizione secolare della sua coltivazione nel territorio compreso tra Salerno e Napoli. 

Il primo seme di San Marzano arrivò in Campania nel XVIII secolo e, grazie alla fertilità del suolo e al clima favorevole, attecchì così bene da diventare il riferimento per il pomodoro da conserve in tutta Italia. È stato poi inserito nelle produzioni protette dall’Unione Europea con la DOP (Denominazione di Origine Protetta), riconoscimento che tutela l’autenticità del prodotto e ne valorizza la filiera. 

In cucina, il San Marzano è celebre per la passata e i pelati ma anche per fondere insieme sapore e tradizione in piatti svettanti della cucina italiana, dalle salse per pasta alle leggere pummarole che accompagnano una semplice fetta di pane casereccio. 

Pomodorino del Piennolo: l’arte della conservazione

A pochi chilometri di distanza, sulle pendici vulcaniche del Vesuvio, nasce un altro protagonista della storia ortofrutticola campana: il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP. Qui la qualità non si misura solo nel gusto, ma anche nella capacità di durata: legati insieme in grappoli e appesi (pratica che dà il nome “piennolo”), questi piccoli frutti resistono mesi, permettendo alla tradizione contadina di avere pomodoro fresco anche in inverno. 

La tecnica di conservazione — un tempo dettata dalla necessità — è diventata parte integrante dell’identità stessa del prodotto, che ha trovato nella certificazione DOP (ottenuta nel 2009) non solo protezione commerciale ma anche un nuovo motivo di orgoglio collettivo per agricoltori e gastronauti. 

Questa varietà è caratterizzata da una buccia spessa, un sapore intenso e una ricchezza aromatica unica, elementi che la rendono adatta non soltanto alla preparazione di sughi e passate, ma anche a ricette tradizionali come la pasta ai frutti di mare o la pizza napoletana reinterpretata creativamente dai cuochi contemporanei. 

Un paesaggio di sapori che va oltre la Dop

La geografia del pomodoro campano non si esaurisce nelle due DOP più note: in realtà, l’area regionale conserva un patrimonio di varietà e di biodiversità che riflette secoli di gestione agricola familiare e di adattamento ai microclimi. Dal Fiaschello Battipagliese, varietà locale tradizionale recuperata per salvaguardare la diversità genetica dei pomodori campani, alle cultivar meno note ma ugualmente parte del patrimonio di antichi ecotipi, la storia del pomodoro qui è anche storia di resilienza e innovazione. 

Oggi la produzione campana di pomodoro continua a essere un elemento chiave nell’economia regionale: le ultime rilevazioni indicano segnali positivi per le varietà DOP come San Marzano e il Pomodorino del Piennolo, con raccolti soddisfacenti nonostante le difficoltà legate ai costi di produzione e alle sfide climatiche. 

Ma più di numeri e consensi globali, quello che resta è il legame profondo tra questo frutto e la cultura del territorio. Dal grappolo appeso alle soffitte domestiche alle tavole della cucina contemporanea, il pomodoro campano resta un simbolo di sapori, identità e storia: un orgoglio rosso che non temerebbe paragoni neppure con le icone gastronomiche più celebri d’Italia.

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