16 Febbraio 2026
16 Febbraio 2026

Aree montane, scatta la nuova legge: sgravi fiscali e fondi per 200 milioni l’anno

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Aree montane, scatta la nuova legge: sgravi fiscali e fondi per 200 milioni l’anno

È entrata ufficialmente in vigore alla fine del 2025 la Legge 12 settembre 2025, n. 131, il provvedimento organico che il governo ha voluto per rilanciare le aree montane italiane. Un testo atteso da decenni e approvato con l’obiettivo dichiarato di contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi essenziali e creare nuove opportunità per comunità che da anni soffrono svantaggi socio-economici e demografici.

Il cuore della riforma è la volontà di fare della montagna «non un problema, ma una risorsa strategica» per il Paese: dal turismo sostenibile alla gestione forestale, dalla valorizzazione dell’agricoltura di montagna alle politiche sociali rivolte ai giovani e alle famiglie.

Cifre, definizioni e risorse

Al centro della legge c’è un fondo dedicato di circa 200 milioni di euro all’anno per il triennio 2025-2027, destinato a sostenere servizi, lavoro, investimenti e iniziative per la promozione dei territori montani.

Per accedere alle misure è stata ridefinita la nozione di territorio montano: criteri basati su altitudine, pendenza e caratteristiche morfologiche hanno portato a una nuova classificazione che porta oggi a circa 2.800 comuni montani riconosciuti, contro i circa 4.000 della classificazione precedente. La decisione ha acceso un acceso dibattito politico e territoriale, specialmente tra comunità appenniniche che criticanou questo nuovo perimetro, sostenendo che alcune delle realtà più interne saranno escluse dai benefici.

Incentivi per giovani, smart worker e servizi essenziali

Una delle novità più discusse riguarda gli incentivi destinati ai giovani under 41, agli smart worker e al personale chiave per il funzionamento delle comunità montane (insegnanti, medici, personale sanitario e scolastico):

  • Sgravi per smart working: le imprese che incentivano il lavoro agile nelle aree montane potranno beneficiare di esoneri contributivi fino a 8.000 euro annui per lavoratore, purché under 41 e con domicilio nel comune montano, in uno sforzo di trattenere — o attirare — giovani professionisti.
  • Crediti d’imposta e agevolazioni per impresa e famiglie: si va dai bonus fiscali per chi compra, ristruttura o trasferisce la residenza principale in un comune montano, a crediti d’imposta per startup e nuove imprese nate in quota.
  • Valorizzazione dei servizi di base: sono previste misure per potenziare servizi sanitari e scolastici, con titoli di carriera riconosciuti per il personale sanitario che opera in montagna e incentivi specifici per scuole e servizi per l’infanzia.

Il legislatore ha inoltre lanciato un vero e proprio “bonus smart working per la montagna”, pensato per rendere strutturale la possibilità di lavorare da remoto in comuni con popolazione ridotta e contesti geografici difficili, promuovendo così una nuova modalità di presenza stabile nelle aree interne.

Agricoltura, turismo e gestione boschiva

Pensata anche una serie di misure per agricoltura di montagna, turismo sostenibile e gestione dei boschi: incentivi per imprenditori agricoli, promozione di filiere specifiche e sostegno a iniziative di turismo green puntano a valorizzare le risorse locali e creare economie virtuose nei territori alpini e appenninici.

Ambiente, biodiversità e tutela del territorio

Oltre agli aspetti economici, la legge sottolinea l’importanza dell’ecosistema montano per la tutela dell’ambiente: vengono promossi progetti per la salvaguardia della biodiversità nei parchi e nelle aree protette e per la gestione sostenibile delle foreste, riconoscendo il ruolo strategico di queste terre nella lotta alla crisi climatica.

Critiche e sfide future

Non mancano però le critiche. Il taglio di oltre 1.000 comuni dalla lista dei beneficiari ha alimentato proteste soprattutto nel Mezzogiorno e nell’Appennino: secondo molti amministratori locali, la nuova classificazione rischia di penalizzare ulteriormente realtà già fragili, scollegate e con limitate prospettive di sviluppo demografico.

Altri osservatori sottolineano che molte delle misure dipenderanno dai decreti attuativi, che saranno cruciali per tradurre in pratica la visione della legge. È quindi sulla definizione di queste norme secondarie che si giocherà gran parte dell’efficacia dell’intervento statale.

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