19 Febbraio 2026
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San Marzano, dalle origini al mito: la storia del pomodoro campano amato in tutto il mondo

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San Marzano, dalle origini al mito: la storia del pomodoro campano amato in tutto il mondo

Il pomodoro non è nato in Italia. La pianta di Lycopersicum esculentum ha origini latinoamericane ed è arrivata in Europa nel XVI secolo grazie agli spagnoli, che portarono i primi semi dal Nuovo Mondo. All’inizio fu curiosità botanica più che alimento: nei giardini europei si coltivava come pianta ornamentale, sospettata perfino di essere poco salutare.

La sua trasformazione in protagonista della cucina italiana cominciò molto più tardi, ma fu travolgente. In San Marzano sul Sarno — piccolo centro della Valle del Sarno nella provincia di Campania — si sviluppò una varietà che avrebbe cambiato per sempre il rapporto degli italiani con questo frutto. Secondo la tradizione, il primo seme di quella che sarebbe diventata la cultivar San Marzano fu piantato lì verso la fine del XVIII secolo, forse come dono diplomatico dal Vicereame del Perù al Regno di Napoli.

Quel seme trovò un terreno “perfetto”: la valle, irrigata dal fiume Sarno e arricchita dalla cenere vulcanica dei pendii del vicino Vesuvio, offriva un microclima mite e un suolo particolarmente fertile. Qui il pomodoro mutò, si adattò e divenne qualcosa di diverso da tutti gli altri. La sua forma allungata, la polpa soda e dolce, la buccia sottile e la scarsità di semi lo resero ideale per essere trasformato in conserve e pelati, più saporosi e meno acquosi di altre varietà.

La vera storia documentata di questo pomodoro esplose con l’avvento dell’industria conserviera all’inizio del Novecento: grandi produttori di alimentari scelsero proprio il San Marzano per la trasformazione in pelati e passate, dando avvio alla sua diffusione commerciale fuori dai confini locali. Rapidamente il “San Marzano” divenne sinonimo di eccellenza nei pomodori da industria.

Nel tempo i campi tra Sarno, Nocera e i comuni limitrofi fertilizzarono non solo i pomodori ma anche l’economia agricola dell’intera area. La varietà venne celebrata come oro rosso della Campania grazie al valore che portava nelle casse degli agricoltori e al ruolo centrale nella cucina familiare.

La modernizzazione portò però anche criticità: negli anni ’70 e ’80 la varietà originale fu messa in pericolo da problemi fitosanitari e da una concorrenza crescente di ibridi più resistenti ma meno pregiati. Fu allora che agricoltori, ricercatori e consorzi si attivarono per salvare — e poi tutelare — la tradizione.

Nel 1996 arrivò il riconoscimento chiave: al pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese‑Nocerino fu conferita la Denominazione di Origine Protetta (DOP), una certificazione europea che lega quel nome non solo alla varietà ma soprattutto alla zona geografica in cui è coltivato e trasformato secondo rigidi disciplinari.

Da allora, il San Marzano è diventato un simbolo della cucina italiana nel mondo. Il marchio DOP protegge l’autenticità del prodotto contro imitazioni e frodi, garantendo che solo pomodori cresciuti e lavorati nell’area tradizionale possano portare quel nome.

Oggi il suo valore non è solo gastronomico: il San Marzano è un ambasciatore culturale della Campania, parte integrante di piatti iconici come la pasta al pomodoro o la pizza napoletana, e protagonista di un legame profondo tra territorio, tradizione e innovazione. In fondo, quella pianticella che una volta attecchì nella valle del Sarno racconta ancora la storia di un’Italia che trasforma un frutto in identità.

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