La questione della tutela degli animali esotici sta assumendo un peso crescente all’interno delle istituzioni europee, sollevando un dibattito intenso tra chi chiede una regolamentazione più severa e chi pone l’accento sugli effetti per allevatori specializzati e commercianti. Al centro della discussione c’è il tentativo dell’Unione europea di armonizzare le norme che regolano il commercio, la detenzione e la salute di specie non domestiche, per rispondere a rischi ambientali, sanitari e di benessere animale crescenti nel mercato interno comunitario.
Per decenni, il commercio di animali esotici come animali da compagnia è stato disciplinato da una fitta rete di normative nazionali e internazionali, ma senza un quadro coerente a livello europeo capace di coprire tutte le specie coinvolte. Attualmente, la normativa dell’UE non definisce una lista completa di specie esotiche che possono essere tenute come animali da compagnia e, di conseguenza, fa affidamento su sistemi frammentati di “negative list”: elenchi di specie vietate piuttosto che di specie consentite. Questo approccio, secondo analisi parlamentari europee, genera grandi disparità tra Stati membri e rende difficile monitorare e controllare seriamente il commercio.
Nel maggio 2023 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione chiave invitando la Commissione a valutare l’introduzione di un approccio basato su una “lista positiva” — vale a dire un elenco europeo di specie autorizzate, concepito per assicurare che solo animali la cui cura e benessere possono essere garantiti in cattività siano tenuti come animali da compagnia. Contrariamente al sistema negativo, in base al quale tutte le specie non specificamente vietate sono ammissibili, un elenco positivo richiede che ogni specie sia preventivamente valutata scientificamente per i rischi di sofferenza animale, impatto sulla biodiversità e minacce alla salute pubblica prima di essere ammessa nel mercato.
La proposta di una lista positiva europea non è teorica: Paesi come i Paesi Bassi hanno già adottato elenchi a livello nazionale che limitano severamente le specie esotiche ammesse, una misura che molte organizzazioni animaliste e di tutela degli ecosistemi sostengono come modello per tutta l’Unione. Secondo gli studi citati dai promotori dell’iniziativa, un sistema armonizzato a livello UE ridurrebbe il rischio di danni alla biodiversità dovuti a specie invasive, diminuirebbe le opportunità di traffico illegale e limiterebbe l’esposizione a zoonosi potenzialmente trasmissibili all’uomo.
Tuttavia, il percorso legislativo non è lineare. Le imprese specializzate nell’allevamento, importazione e vendita di animali esotici hanno evidenziato come un cambio drastico delle regole possa impattare su settori di nicchia dell’economia comunitaria, dal commercio legale alla gestione di terrari e negozi specializzati. Gli operatori del settore sottolineano che alcune specie esotiche, gestite con competenza, non presentano rischi notevoli se allevate in cattività, e temono che criteri troppo restrittivi possano danneggiare trade legittimi senza risolvere davvero i problemi di fondo legati alla conservazione e al benessere animale.
Il dibattito politico si intreccia con le preoccupazioni ambientali e sanitarie. Rapporti internazionali hanno documentato come la domanda europea di animali selvatici contribuisca al declino di popolazioni in natura e alla diffusione di specie invasive nei paesi di destinazione. I rischi associati al commercio di fauna esotica includono non solo la perdita di biodiversità, ma anche la possibilità di introduzione di agenti patogeni, con potenziali conseguenze per la salute pubblica.
A Bruxelles, la discussione è ora focalizzata su come tradurre queste richieste in una regolamentazione operativa. Portavoce di gruppi parlamentari vicini alla tutela animale hanno ribadito l’urgenza di definire criteri scientifici stringenti per elenchi positivi europei, mentre alcuni Stati membri sostengono una transizione graduale che tenga conto delle specificità dei mercati nazionali.
In un’Unione in cui la tutela della biodiversità e il benessere animale sono sempre più al centro dell’agenda politica, la sfida normativa sulle specie esotiche rappresenta un banco di prova. Da un lato c’è la volontà di creare uno spazio giuridico moderno e coerente che protegga gli animali e gli ecosistemi; dall’altro, la necessità di contemperare queste aspirazioni con realtà economiche e tradizioni di allevamento che operano da anni nell’ambito delle normative nazionali. Una definizione definitiva delle regole europee sulla detenzione e il commercio degli animali esotici potrebbe non solo ridefinire il mercato interno, ma anche avere effetti sul modo in cui gli europei percepiscono la relazione tra uomo e fauna non domestica in un contesto di responsabilità condivisa verso la natura.




