Con l’arrivo dell’inverno, molte specie animali adottano strategie di sopravvivenza per affrontare il freddo e la scarsità di cibo. Tra queste, il letargo è una delle più studiate dalla zoologia. Si tratta di uno stato fisiologico caratterizzato da un drastico rallentamento del metabolismo, con riduzione della temperatura corporea, della frequenza cardiaca e del ritmo respiratorio. Non tutti gli animali che “scompaiono” durante l’inverno, tuttavia, vanno in letargo nel senso stretto del termine.
Tra i casi più noti in Europa vi è il riccio europeo. Questo piccolo mammifero insettivoro entra in letargo tra l’autunno inoltrato e l’inizio della primavera, rifugiandosi in nidi costruiti con foglie e rami. Durante questo periodo la temperatura corporea può abbassarsi sensibilmente e il battito cardiaco rallentare in modo marcato, consentendo un notevole risparmio energetico.
Anche il ghiro è considerato un vero specialista del letargo. Diffuso nei boschi europei, può rimanere in uno stato di torpore profondo per sei o più mesi consecutivi. Prima dell’inverno accumula consistenti riserve di grasso, indispensabili per sostenere il lungo periodo di inattività.
Molte specie di pipistrelli trascorrono l’inverno in ambienti riparati come grotte, cavità o edifici abbandonati. Anche in questo caso si osserva un marcato rallentamento delle funzioni vitali. I pipistrelli possono tuttavia avere brevi risvegli durante la stagione fredda, fenomeno che comporta un consumo energetico significativo.
Diversa è la situazione dei rettili. Specie come la Testudo hermanni e numerosi serpenti non entrano in un vero letargo, ma in uno stato definito brumazione. In questo caso il metabolismo rallenta in risposta alle basse temperature, ma la regolazione fisiologica è differente rispetto ai mammiferi omeotermi.
Un caso spesso citato è quello dell’orso bruno. Dal punto di vista scientifico, il suo non è un letargo profondo come quello dei piccoli mammiferi. L’orso entra in una forma di torpore invernale: la temperatura corporea si riduce solo moderatamente e l’animale può risvegliarsi rapidamente in caso di necessità.
Il letargo rappresenta una strategia evolutiva fondamentale per la sopravvivenza in ambienti temperati e freddi. Negli ultimi anni, tuttavia, la variazione dei regimi climatici sta influenzando tempi e durata di questo fenomeno. Inverni più miti possono determinare risvegli anticipati o periodi di inattività più brevi, con potenziali conseguenze sull’equilibrio energetico delle specie coinvolte.
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