Con l’arrivo dei primi sbalzi di temperatura, soprattutto tra fine estate e autunno, molte famiglie italiane si trovano a fare i conti con un ospite indesiderato: le cimici che si posano sui panni stesi ad asciugare. Un fenomeno sempre più frequente negli ultimi anni, legato in particolare alla diffusione della cosiddetta cimice asiatica, insetto ormai stabilmente presente in gran parte del Paese.
La specie più segnalata è la Halyomorpha halys, nota come cimice asiatica o cimice marmorata, originaria dell’Asia orientale e introdotta accidentalmente in Europa nei primi anni Duemila. In Italia è stata individuata per la prima volta nel 2012 e si è rapidamente diffusa, favorita dall’assenza di predatori naturali e da condizioni climatiche miti. A differenza delle specie autoctone, questa cimice tende a formare aggregazioni numerose e a cercare rifugi negli edifici durante la stagione fredda.
Il motivo per cui le cimici si attaccano ai panni non è legato al tessuto in sé, ma al comportamento dell’insetto. Le cimici sono attratte da superfici calde, asciutte e ben esposte al sole. I panni stesi all’aperto, soprattutto se chiari, rappresentano un punto di appoggio ideale durante le ore centrali della giornata. Non si nutrono dei tessuti né depongono uova sugli indumenti, ma vi si posano temporaneamente. Il problema nasce quando, raccolti i vestiti, l’insetto viene involontariamente portato in casa.
Il periodo di maggiore presenza varia in base al ciclo biologico. Le cimici sono attive dalla primavera, quando riprendono l’attività dopo lo svernamento, fino all’autunno inoltrato. Tra settembre e ottobre si registra il picco delle segnalazioni domestiche: in questa fase gli adulti cercano luoghi riparati dove trascorrere l’inverno. È proprio allora che tendono ad accumularsi su balconi, infissi, tapparelle e, appunto, bucato steso.
Dal punto di vista sanitario, le cimici non sono pericolose per l’uomo. Non pungono, non trasmettono malattie e non danneggiano gli indumenti. Il disagio è soprattutto legato all’odore sgradevole che rilasciano se schiacciate, una secrezione difensiva che può impregnare i tessuti e risultare persistente.
Per evitare di ritrovarle in casa è utile scuotere bene i panni prima di ritirarli, controllare cuciture e pieghe e, se possibile, stendere in zone meno esposte nelle ore di maggiore attività dell’insetto. Le zanzariere possono ridurre l’ingresso negli ambienti interni, mentre la sigillatura di fessure e cassonetti limita i punti di accesso durante l’autunno. In caso di presenza in casa, è consigliabile rimuoverle con carta o guanti e gettarle senza schiacciarle, oppure aspirarle con l’aspirapolvere, evitando di disperdere l’odore.
Negli ultimi anni la lotta alla cimice asiatica si è spostata anche sul piano agricolo, dove l’impatto è stato ben più significativo rispetto all’ambito domestico. Sono stati avviati programmi di controllo biologico con l’introduzione della cosiddetta “vespa samurai”, un insetto antagonista che parassitizza le uova della cimice, sotto la supervisione delle autorità fitosanitarie.
Resta il fatto che la presenza sui panni è un effetto collaterale della capacità di adattamento di questo insetto. Un fastidio stagionale, più che un rischio, che si può contenere con qualche accorgimento pratico e con una maggiore attenzione nei mesi autunnali, quando le cimici cercano riparo prima dell’inverno.




