L’Isee diventa automatico e cambia il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto collegato al Pnrr – ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge – entra in vigore il nuovo sistema di gestione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.
La novità è prevista dall’articolo 6, comma 1, del provvedimento: scuole, università, Comuni e tutte le amministrazioni competenti per l’erogazione di prestazioni sociali agevolate acquisiranno d’ufficio i dati Isee dagli archivi dell’INPS, attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (Pdnd).
In concreto, una volta presentata la Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu) e ottenuta l’attestazione Isee, il cittadino non dovrà più trasmettere alcun documento per ogni singola richiesta di agevolazione: sarà l’amministrazione a reperire direttamente le informazioni necessarie interrogando le banche dati.
Cosa cambia per i cittadini
Il primo effetto è una semplificazione burocratica. Chi utilizza l’Isee per più prestazioni – dalle agevolazioni scolastiche ai bonus sociali – non dovrà più consegnare l’attestazione, né in formato cartaceo né digitale, a ogni ente coinvolto. Si riducono così passaggi ripetitivi, tempi di attesa e margini di errore.
L’Isee resta indispensabile per determinare l’accesso ai benefici, ma la sua gestione diventa interamente digitale e interconnessa tra le amministrazioni pubbliche.
Le agevolazioni interessate
L’automatizzazione riguarda un ampio ventaglio di misure: dall’Assegno Unico Universale per i figli ai bonus per luce, gas e acqua; dagli interventi a sostegno delle persone con disabilità o in condizioni di difficoltà economica alle agevolazioni scolastiche e universitarie.
Rientrano nel nuovo sistema anche esoneri – totali o parziali – dalle tasse, borse di studio, riduzioni per mense e trasporti, contributi per l’affitto, sconti su tributi locali come la Tari e aiuti per asili nido e servizi educativi.
Obiettivo: meno frodi, controlli più efficaci
La riforma non punta solo a semplificare. Nella relazione illustrativa del decreto si parla esplicitamente della necessità di «rendere più cogente ed efficace l’attività di controllo» per evitare l’accesso a benefici non spettanti.
I numeri spiegano l’intervento: nel 2025, a fronte di circa 11 milioni di dichiarazioni presentate, circa 1,7 milioni sono risultate non conformi o irregolari. L’integrazione delle banche dati e l’acquisizione diretta delle informazioni dovrebbero rafforzare i controlli incrociati e limitare le dichiarazioni infedeli.
Il nuovo modello, dunque, combina alleggerimento delle procedure per le famiglie e maggiore presidio contro le irregolarità, nel solco della digitalizzazione prevista dal Pnrr.




