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12 Marzo 2026
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Referendum sulla riforma della giustizia, conto alla rovescia per il voto del 22-23 marzo

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Referendum sulla riforma della giustizia, conto alla rovescia per il voto del 22-23 marzo

Mancano pochi giorni al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia che si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi sull’approvazione definitiva della legge di revisione della Costituzione approvata dal Parlamento nei mesi scorsi e relativa all’assetto della magistratura e ai suoi organi di autogoverno.

Il voto rientra nella procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione per le leggi costituzionali che non hanno ottenuto in Parlamento la maggioranza qualificata dei due terzi. In questo caso è possibile richiedere un referendum confermativo e, a differenza dei referendum abrogativi, non è previsto il quorum di partecipazione: la riforma entrerà in vigore se la maggioranza dei voti validi sarà favorevole. I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, quando inizierà lo scrutinio.

Il testo sottoposto al voto popolare interviene su diversi aspetti dell’ordinamento giudiziario. Tra i punti centrali della riforma vi sono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura e l’introduzione di nuove modalità di selezione per parte dei componenti degli organi di autogoverno, oltre alla previsione di un organo disciplinare specifico per i magistrati.

Il confronto politico e istituzionale che ha accompagnato la riforma si è sviluppato attorno a posizioni contrapposte. I sostenitori del “Sì” ritengono che le modifiche possano contribuire a rendere il sistema giudiziario più equilibrato e trasparente, rafforzando la distinzione tra funzioni requirenti e giudicanti e introducendo nuovi strumenti per ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura.

I sostenitori del “No” esprimono invece preoccupazione per possibili effetti sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sull’autonomia della magistratura. Secondo questa posizione, alcune delle modifiche previste potrebbero incidere sul modello costituzionale attuale e aprire a un diverso rapporto tra magistratura e politica.

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