Ci soffermiamo a commentare una non recente pronuncia della Corte di Cassazione, tornata in valenza come giurisprudenza dominante, per ribadire un principio cardine del nostro ordinamento: le circolari dell’Agenzia delle Entrate non hanno forza di legge e non possono vincolare né il contribuente né il giudice.
Si tratta di un orientamento consolidato, ma che la Suprema Corte ritiene necessario riaffermare con chiarezza.
Le circolari, infatti, sono atti amministrativi interni, strumenti di indirizzo con cui l’Amministrazione finanziaria fornisce istruzioni ai propri uffici periferici per uniformare l’azione accertativa e interpretativa.
Non sono fonti normative, non passano dal Parlamento e non possono innovare l’ordinamento giuridico.
Il punto è di grande rilievo pratico è che sempre più spesso, negli accertamenti fiscali, le contestazioni si fondano su interpretazioni contenute in circolari o risoluzioni.
Tuttavia, secondo la Cassazione, tali documenti non possono introdurre obblighi ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge né aggravare la posizione del contribuente. Se una circolare interpreta una norma in modo più restrittivo rispetto al dato letterale o alla ratio legislativa, il giudice non è tenuto a seguirla.
La Corte ha sottolineato che il sistema delle fonti è gerarchicamente strutturato: al vertice vi sono la Costituzione e le leggi, mentre gli atti amministrativi restano subordinati.
Una circolare può rappresentare un utile parametro interpretativo, ma non vincola l’autorità giudiziaria, la quale deve applicare esclusivamente la legge.
Ciò non significa che le circolari siano irrilevanti. Possono incidere sul legittimo affidamento del contribuente, specie quando questi si sia conformato a un orientamento ufficiale dell’Amministrazione. In tali casi, il principio di buona fede può assumere rilievo, limitando sanzioni o responsabilità.
La sentenza riafferma dunque un equilibrio essenziale: l’Amministrazione può interpretare, ma non legiferare, ed il contribuente non può essere chiamato a rispondere per la violazione di obblighi che trovano fondamento solo in una circolare.
Un richiamo forte alla legalità sostanziale e alla separazione dei poteri, che tutela la certezza del diritto in materia tributaria.











