Super Head Leader Desktop 1
Belladonna super head leader mobile 1
13 Marzo 2026
13 Marzo 2026

Le prime leggi in Italia a riconoscere diritti alle donne: un lungo cammino verso l’uguaglianza

| di
Le prime leggi in Italia a riconoscere diritti alle donne: un lungo cammino verso l’uguaglianza

In Italia, il percorso legislativo che ha cambiato la condizione giuridica delle donne è stato lungo e progressivo, iniziando in epoche relativamente recenti rispetto ad altri paesi occidentali. Una serie di riforme chiave ha contribuito a superare secoli di discriminazioni giuridiche e sociali, portando gradualmente al riconoscimento di pari diritti tra donne e uomini.

Suffragio e Costituzione: i primi diritti politici

Uno dei primi grandi traguardi è stato il riconoscimento del diritto di voto alle donne, sancito nel 1945. In quell’anno alle donne italiane fu riconosciuta la possibilità di votare e di essere elette, dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del regime fascista. Nell’anno successivo, nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, le donne votarono per la prima volta sia per la scelta tra monarchia e repubblica sia per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. 

La nuova Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha poi sancito il principio di uguaglianza tra uomini e donne. L’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, ponendo così le basi per una legislazione futura in materia di pari opportunità. 

Pari opportunità e accesso alle professioni

Negli anni successivi la legislazione si è progressivamente rivolta a eliminare i divieti che limitavano la partecipazione delle donne alla vita pubblica e lavorativa. Un’importante tappa fu la legge n. 66 del 1963, che consentì alle donne l’accesso a pubblici uffici e professioni, compresa la magistratura e altri ruoli fino ad allora preclusi. 

Questa legge seguì decenni di lotte di donne pioniere come Lidia Poët, prima donna ad ottenere la laurea in giurisprudenza nel 1881, che però fu inizialmente esclusa dall’albo degli avvocati a causa della sua condizione femminile; la vicenda portò a una mobilitazione per rimuovere le barriere professionali. 

Leggi sul lavoro e sulla famiglia

Un altro importante campo di intervento fu quello del diritto del lavoro. Nel 1902 fu approvata una legge, proposta dal ministro Paolo Carcano, che vietava alle donne e ai bambini di lavorare nelle miniere e fissava limiti alle ore lavorative giornaliere, segnando uno dei primi interventi statali sulla protezione delle lavoratrici. 

Negli anni successivi, soprattutto con l’espansione del welfare post‑bellico e l’entrata in vigore delle norme costituzionali, sono state introdotte progressivamente tutele per la maternità e per la parità di trattamento nei luoghi di lavoro.

Violenza contro le donne e protezione dei diritti

Nel tempo più recente, l’evoluzione legislativa ha investito anche la protezione dalle violenze di genere e dalla discriminazione. Negli ultimi decenni il Parlamento ha approvato norme che inseriscono nel Codice penale reati specifici contro la violenza domestica e di genere e procedure di tutela per le vittime. Questo percorso culmina, negli ultimi anni, anche con il riconoscimento del reato di femminicidio come fattispecie autonoma, con pene elevate nei casi più gravi, e con l’ampliamento delle misure di protezione e assistenza alle donne vittime di violenza. 

Il cammino legislativo italiano in favore dei diritti delle donne è iniziato formalmente solo nella seconda metà del Novecento, dopo secoli in cui la donna era giuridicamente subordinata al marito o al padre. Dal diritto di voto alle pari opportunità nel lavoro, fino alla protezione contro la violenza e alla tutela dell’uguaglianza, ogni passo ha richiesto decenni di battaglie sociali e culturali.

Consigliati per te
Belladonna articolo desktop
Asi investigazioni mobile
Besani mobile second class 2_3

©Riproduzione riservata