Nella foresta del Madagascar c’è un piccolo primate che, per modulare le note più acute, sembra adottare una strategia sorprendentemente simile a quella dei cantanti lirici. È l’indri (Indri indri), il più grande dei lemuri viventi e l’unico lemure conosciuto capace di produrre veri e propri canti complessi.
Uno studio pubblicato su PLOS Computational Biology indica che questi animali modificano l’apertura della bocca in relazione all’altezza del suono: più alta è la frequenza fondamentale della vocalizzazione, maggiore tende a essere l’apertura della mandibola. Secondo gli autori, questa coordinazione potrebbe permettere agli indri di modificare le risonanze del tratto vocale e quindi rendere più efficace la propagazione del suono.
Il risultato è interessante perché porta nel mondo animale un fenomeno ben noto nella voce umana: il cosiddetto formant tuning, o accordatura del tratto vocale. Nei cantanti, e in particolare nell’emissione di note molto acute, la forma della bocca e del tratto vocale può essere modificata per far coincidere determinate risonanze con le componenti del suono prodotto dalle corde vocali. Questo può aumentare l’intensità di alcune frequenze e favorire la proiezione della voce.
Una bocca che “segue” la nota
Per capire se qualcosa di simile avvenisse anche negli indri, i ricercatori hanno analizzato 83 registrazioni video relative a 19 animali selvatici, appartenenti a 11 gruppi, raccolte nel Madagascar orientale tra il 2008 e il 2024. Attraverso un sistema di analisi automatica delle immagini basato su DeepLabCut, hanno misurato fotogramma per fotogramma la distanza tra il labbro superiore e quello inferiore. Gli stessi filmati sono stati sincronizzati con l’analisi acustica delle vocalizzazioni.
Il risultato è stato una relazione positiva significativa tra apertura verticale della bocca e frequenza fondamentale: quando l’indri sale verso frequenze più alte, tende ad aprire maggiormente la bocca. Le vocalizzazioni analizzate presentavano frequenze fondamentali comprese indicativamente tra 573 e 1.238 Hz.
Non significa che l’indri “canti come un soprano” in senso letterale. L’analogia riguarda soprattutto la fisica della produzione del suono.
Gli indri sono da tempo considerati un caso particolare tra i primati. I loro canti sono composti da sequenze strutturate di vocalizzazioni e comprendono, tra l’altro, note lunghe e caratteristiche frasi discendenti. Studi precedenti hanno mostrato che la struttura del canto può variare a seconda del contesto, per esempio durante la difesa del territorio o quando gli animali devono mantenere la coesione del gruppo.
Una voce da proteggere
C’è infine un paradosso. Proprio mentre la ricerca permette di capire meglio quanto sia sofisticato il sistema di comunicazione degli indri, la specie rimane fortemente minacciata dalla perdita del suo habitat forestale.












