Prima il cloud serviva soprattutto a conservare file, gestire la posta elettronica e utilizzare software senza installarlo sui computer aziendali. Ora sta diventando anche una delle infrastrutture fondamentali per l’intelligenza artificiale. Per le imprese, infatti, utilizzare sistemi di IA significa sempre più spesso poter contare su capacità di calcolo, archiviazione e accesso ai modelli disponibili attraverso servizi cloud.
I dati più recenti di Eurostat mostrano quanto il fenomeno sia ormai diffuso. Nel 2025 il 52,7% delle imprese dell’Unione europea con almeno 10 addetti ha utilizzato servizi cloud a pagamento, in crescita di 7,4 punti percentuali rispetto al 2023. L’Italia è tra i Paesi con la maggiore diffusione: la quota ha raggiunto il 75,6%, seconda nell’Ue soltanto alla Finlandia, al 79,2%. Tra il 2023 e il 2025 l’incremento italiano è stato di 14,2 punti percentuali.
La trasformazione non riguarda soltanto lo spazio di archiviazione. Nel 2025, nell’Ue, l’85,2% delle imprese che utilizzavano servizi cloud li impiegava per la posta elettronica, il 71,7% per software d’ufficio e il 71,5% per la conservazione dei file. Una parte crescente utilizza però il cloud anche per applicazioni più avanzate: il 45,5% per ospitare database aziendali, il 30,1% per software di pianificazione delle risorse, il 28,2% per la potenza di calcolo necessaria a eseguire propri software e il 26,1% come piattaforma per sviluppare, testare o distribuire applicazioni.
È proprio questa disponibilità di risorse informatiche a rendere il cloud particolarmente importante per l’IA. Addestrare e utilizzare modelli di intelligenza artificiale richiede infatti grandi quantità di dati e capacità di calcolo specializzata. L’OCSE sottolinea che l’accesso al cosiddetto “AI compute”, cioè alle risorse necessarie per eseguire i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale, è un elemento fondamentale per sviluppare e distribuire questi sistemi. I fornitori cloud permettono alle aziende di accedere a tali risorse senza dover costruire internamente un’infrastruttura equivalente.
Dall’infrastruttura all’IA
Il rapporto tra cloud e IA è quindi sempre più stretto. Secondo l’OCSE, per molte imprese che adottano l’IA generativa, una delle modalità più semplici per accedere ai modelli consiste nell’utilizzare servizi cloud attraverso API, evitando di dover creare internamente tutta l’infrastruttura informatica necessaria. Il pagamento può inoltre essere legato all’effettivo utilizzo della capacità di calcolo.
La crescita dell’IA sta a sua volta aumentando la domanda di infrastrutture. Nel 2025, secondo l’OCSE, 351 delle 531 availability zone cloud offerte dai principali fornitori analizzati disponevano di almeno una capacità di calcolo adatta a carichi di lavoro di IA. Si tratta del 66% del totale.
La dinamica interessa anche il mercato degli investimenti. L’OCSE rileva che nel 2025 le società attive nell’infrastruttura IT e nell’hosting hanno raccolto 109,3 miliardi di dollari di investimenti venture capital legati all’IA, rispetto ai 47,4 miliardi del 2024. Il dato comprende un insieme ampio di attività, dall’infrastruttura di calcolo allo sviluppo di modelli, e non rappresenta quindi esclusivamente investimenti in data center.
L’Italia accelera sul cloud, ma l’IA è ancora meno diffusa
La diffusione del cloud italiano è particolarmente significativa se confrontata con quella dell’intelligenza artificiale. Nel 2025, secondo Eurostat, il 20% delle imprese dell’Ue con almeno 10 addetti utilizzava tecnologie di IA, in aumento dal 13,5% del 2024.
Nel rapporto sul Decennio digitale 2025, la Commissione europea indicava per l’Italia una quota dell’8,2% di imprese che avevano adottato l’IA, sulla base dei dati allora disponibili. Il rapporto 2026 segnala successivamente progressi nell’adozione italiana di cloud, IA e analisi dei dati. I dati non sono quindi da confrontare direttamente senza considerare l’anno di riferimento e l’aggiornamento delle statistiche.
Il divario tra cloud e IA mostra un passaggio importante: avere l’infrastruttura non significa automaticamente utilizzare l’intelligenza artificiale. Per trasformare la capacità tecnologica in applicazioni aziendali servono dati di qualità, competenze, sicurezza e personale in grado di integrare gli strumenti di IA nei processi produttivi.
La questione dei dati
Il cloud modifica anche il modo in cui le aziende gestiscono i propri dati. Informazioni commerciali, documenti, database e applicazioni possono essere conservati e utilizzati su infrastrutture remote, rendendo più semplice collegare diverse fonti di informazione ai sistemi di IA.
Questo comporta però nuove esigenze di governance. La scelta dell’infrastruttura non riguarda soltanto costi e prestazioni, ma anche sicurezza, protezione dei dati, requisiti normativi e possibilità di cambiare fornitore. L’OCSE segnala infatti che la concentrazione dell’infrastruttura cloud e gli elevati costi necessari per realizzarla possono creare barriere all’ingresso e rischi di dipendenza da pochi operatori.
Per le imprese, la trasformazione digitale passa quindi sempre più da una combinazione di tre elementi: dati, cloud e intelligenza artificiale. Il cloud fornisce l’infrastruttura e la capacità di calcolo, i dati alimentano i sistemi e l’IA permette di trasformare quelle informazioni in previsioni, contenuti, automazioni e strumenti di supporto alle decisioni.
La sfida dei prossimi anni non sarà dunque soltanto portare le aziende “nel cloud”, ma capire come utilizzare quell’infrastruttura per ottenere valore dall’intelligenza artificiale, mantenendo al tempo stesso controllo sui dati, sicurezza e flessibilità tecnologica.












