L’operosa periferia manufatturiera della città di Prato entra negli spazi storici di Villa Rospigliosi attraverso “Lontano, vicino, dentro”, progetto inedito dell’artista Pietro Manzo, promosso dall’associazione ChorAsis e in esposizione da domenica 18 ottobre fino al 6 dicembre.
L’artista di Sala Consilina sarà ancora una volta grande protagonista in Toscana dove si è stabilito da qualche tempo.
Concepita come mostra personale e articolata in un corpus di circa 40 opere, tra disegni, piccoli dipinti e grandi formati, l’esposizione interroga il paesaggio industriale pratese.
Il nucleo di indagine individuato è nel Macrolotto2, eletto ad archetipo della città produttiva, a paradigma di una stratificazione urbana dove infrastruttura, lavoro e sedimentazione antropica coincidono. E’ la Prato periferica dei capannoni, strade, insegne, tessuti urbani, aree perennemente attraversate soffermandosi raramente.
Manzo, 45 anni, propone una riflessione pittorica sul margine come centro potenziale di senso, in un dialogo volutamente dissonante e fertile tra la misura aulica della villa storica e l’estetica ordinaria, standardizzata, globalizzante e funzionale della periferia industriale.
Accompagnerà la mostra, un testo di Simone Mangani, profondo conoscitore della realtà sociale e culturale pratese. Attraverso un esercizio di osservazione sottile e ravvicinata, il testo, restituisce la specificità dell’operare pittorico di Manzo. Ne sottolinea la dimensione intima di un sentire sincero e silenzioso, di colui che posa lo sguardo su una realtà al contempo simile e dissimile a ogni altrove industriale, dove il paesaggio si fa condizione esistenziale e l’assenza umana si configura fondamentale presenza sottintesa.
Così Pietro Manzo: “Per il progetto ho immaginato di assumere lo sguardo di un viaggiatore straniero che, attraverso la pittura, tenta di raccontare visivamente la Prato industriale. Il titolo fa riferimento alla modalità di osservazione adottata durante il lavoro: un processo basato principalmente sull’esperienza diretta, sul dipingere dal vero, sulla realizzazione di piccoli studi e sulla successiva ricostruzione e reinterpretazione in studio delle impressioni raccolte sul posto. Compagno di viaggio ideale di questo percorso è stato Goethe e il suo “Viaggio in Italia”. Ho cercato di osservare con occhi curiosi e aperti l’incredibile ‘tessuto’ edificato che costituisce il Macrolotto, luogo scelto come simbolo e fulcro del progetto. Attraverso la pittura, questi spazi industriali diventano territori da attraversare e interpretare, sospesi tra esperienza reale, memoria e reinvenzione pittorica“.
Pietro Manzo vive e lavora a Firenze. Dopo il diploma conseguito al liceo artistico Pomponio Leto di Teggiano, nel 2006 si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2009 vince il premio istituito dall’Accademia delle Arti del Disegno per una residenza di cinque anni nello studio di Tito Conti a Firenze. Ha esposto i suoi lavori in mostre personali e collettive dal 2005.












