Meno inquinamento luminoso per salvare le tartarughe marine e proteggere uno dei principali siti di nidificazione della Campania. Ad Ascea, lungo il tratto costiero della Scogliera, sarà inaugurato giovedì 22 ottobre, alle 11.30, un nuovo impianto di illuminazione progettato per ridurre l’impatto delle luci artificiali sull’habitat della Caretta caretta, conciliando la tutela della biodiversità con la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici.
La giornata sarà accompagnata dal rilascio in mare di due tartarughe marine, Tonino e Mattiele, curate e riabilitate presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Entrambi gli esemplari saranno dotati di trasmettitori satellitari, che consentiranno di monitorarne gli spostamenti e raccogliere nuove informazioni sulle rotte migratorie della specie nel Mediterraneo.
L’intervento rientra nel progetto LIFE TURTLENEST, coordinato da Legambiente e finanziato dal programma LIFE dell’Unione europea, con la Stazione Zoologica Anton Dohrn come referente scientifico e la Regione Campania come partner istituzionale. La realizzazione è stata resa possibile dalla collaborazione del Comune di Ascea, che dal 2015 sostiene il monitoraggio e la tutela delle nidificazioni lungo il litorale, e dal contributo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Il Parco ha finanziato anche il rifacimento della pista ciclopedonale adiacente alla spiaggia e affianca da anni la Stazione Zoologica nelle attività di conservazione della specie in Cilento, un’area di rilievo per la riproduzione della tartaruga marina nel Mediterraneo occidentale.
Il percorso di mitigazione dell’inquinamento luminoso è iniziato durante l’estate con la sostituzione dei corpi illuminanti delle strutture balneari e delle attività turistiche della Scogliera. Successivamente, l’intervento ha interessato anche l’illuminazione stradale e la nuova pista ciclopedonale.
Il progetto illuminotecnico, ideato da Chiara Carucci di Noctua, prevede l’utilizzo di luci con una temperatura di colore di 2.700 kelvin, intensità regolata e orientamento studiato per limitare la dispersione luminosa verso la spiaggia e il mare. L’obiettivo è garantire la fruibilità degli spazi pubblici riducendo, al contempo, le interferenze con gli ecosistemi costieri e gli sprechi energetici.
L’inquinamento luminoso rappresenta una pressione ambientale spesso sottovalutata. L’eccesso di luce artificiale durante la notte può alterare i cicli biologici di numerose specie, interferendo con l’orientamento, l’alimentazione, la riproduzione e la migrazione. Le tartarughe marine sono particolarmente vulnerabili: dopo la schiusa, i piccoli utilizzano la luminosità naturale dell’orizzonte marino per raggiungere l’acqua. Le luci artificiali possono disorientarli e spingerli verso l’entroterra, aumentando il rischio di disidratazione, esaurimento e predazione. Anche le femmine adulte possono subire interferenze durante la ricerca dei luoghi in cui deporre le uova.

«La tutela degli animali e la salvaguardia della biodiversità sono due facce della stessa responsabilità: rispettare gli equilibri naturali e proteggere la ricchezza della vita in tutte le sue forme. Le tartarughe marine che scelgono le nostre coste per nidificare sono un simbolo prezioso di questo patrimonio, ma anche una specie vulnerabile, che ha bisogno di interventi concreti per essere protetta. Ridurre l’inquinamento luminoso significa tutelare gli animali e, allo stesso tempo, preservare gli ecosistemi costieri, dimostrando che è possibile conciliare le esigenze delle comunità con quelle della natura. Come istituzioni abbiamo il dovere di trasformare questi principi in azioni, sostenendo progetti che mettano insieme conoscenza scientifica, attenzione al benessere animale e rispetto dell’ambiente. L’esperienza di Ascea va proprio in questa direzione: prendersi cura delle tartarughe marine significa proteggere la biodiversità e custodire un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Non possiamo chiedere alla natura di adattarsi continuamente alle nostre esigenze: dobbiamo essere noi a imparare a convivere con essa, con responsabilità e rispetto», dichiara l’assessore regionale Fiorella Zabatta.
Il sindaco di Ascea, Stefano Sansone: «La presenza delle tartarughe marine lungo il nostro litorale rappresenta un patrimonio naturale che abbiamo il dovere di tutelare. Con questo intervento compiamo un passo concreto, adeguando l’illuminazione pubblica alle esigenze di protezione della specie e conciliando la salvaguardia ambientale con la sicurezza e la fruibilità degli spazi pubblici. È un esempio di come la sostenibilità debba tradursi in scelte amministrative e interventi sul territorio. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca e associazioni, che ringrazio per il lavoro svolto», dichiara Stefano Sansone, Sindaco di Ascea.
L’iniziativa viene indicata da Legambiente come un risultato significativo del progetto LIFE TURTLENEST e come un possibile modello da replicare in altri territori costieri.
«Siamo particolarmente orgogliosi dell’intervento realizzato ad Ascea che rappresenta un risultato significativo del progetto LIFE Turtlenest – dichiara Stefano Di Marco, Project Manager del progetto e Coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente. – Abbiamo voluto affrontare in modo concreto una delle pressioni ambientali meno percepite ma più insidiose per la fauna costiera: l’inquinamento luminoso. Grazie all’impiego di tecnologie mirate è stato possibile ridurre l’impatto dell’illuminazione artificiale senza compromettere la fruibilità e la sicurezza degli spazi pubblici. Questa esperienza dimostra che la tutela della biodiversità può essere integrata efficacemente nella pianificazione urbana e nella gestione delle aree costiere. Il nostro auspicio è che Ascea diventi un caso pilota capace di ispirare analoghi interventi lungo le coste italiane e mediterranee. »
La Stazione Zoologica Anton Dohrn evidenzia il ruolo della Campania nella nidificazione della Caretta caretta e l’importanza di interventi mirati per proteggere le spiagge.
« Le attività di monitoraggio svolte negli ultimi anni confermano che la Campania riveste un ruolo sempre più rilevante per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo occidentale – dichiara la dott.ssa Sandra Hoscheid della Stazione Zoologica Anton Dohrn. – In questo contesto, la riduzione dell’inquinamento luminoso rappresenta una misura di conservazione strategica, basata su solide evidenze scientifiche, poiché contribuisce a rendere gli ambienti costieri più idonei sia alla deposizione delle uova da parte delle femmine sia al corretto orientamento dei piccoli verso il mare. L’intervento di Ascea testimonia come ricerca scientifica, amministrazioni pubbliche e soggetti del territorio possano collaborare efficacemente per trasformare le conoscenze scientifiche in azioni concrete di tutela.».
Anche il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sostiene l’importanza di ridurre le pressioni antropiche sugli habitat costieri, alla luce della presenza sempre più frequente di nidi lungo le spiagge cilentane.
«La conservazione del patrimonio naturale passa anche attraverso interventi mirati che migliorano la qualità degli habitat e riducono le pressioni di origine antropica – dichiara il dott. Gregorio Romano, Direttore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. – La mitigazione dell’inquinamento luminoso lungo il litorale di Ascea costituisce un’importante azione di gestione del territorio, pienamente coerente con gli obiettivi di tutela del Parco. La presenza sempre più frequente di nidi di tartaruga marina sulle spiagge cilentane ci richiama a una responsabilità crescente nella salvaguardia di questi ecosistemi. Per questo guardiamo con favore a iniziative come questa, che rafforzano la capacità del territorio di accogliere e proteggere una delle specie più emblematiche del Mediterraneo».
Due tartarughe tornano in mare con il satellite
Protagonisti della giornata saranno Tonino e Mattiele, due esemplari che hanno completato il percorso di cura presso il Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn.
Tonino, giovane maschio con una lunghezza del carapace di circa 70 centimetri, era stato recuperato a Filicudi dall’associazione Filicudi Wildlife Conservation. Presentava un amo ingerito e una lenza che fuoriusciva dalla bocca. Dopo un lungo percorso terapeutico e riabilitativo, è pronto a tornare in mare.
Mattiele, con una lunghezza del carapace di circa 62 centimetri, è stata recuperata all’inizio dell’estate nelle acque di Ventotene, grazie alla collaborazione con l’Area Marina Protetta dell’isola. Anche questo esemplare aveva ingerito un amo da pesca, ma la lesione meno grave ha consentito un recupero più rapido.
I trasmettitori satellitari permetteranno di seguire gli spostamenti dei due animali e acquisire dati sulle rotte migratorie, contribuendo a migliorare le conoscenze scientifiche e a pianificare interventi di conservazione più efficaci.
Alla realizzazione dell’impianto hanno collaborato Castaldi, per l’ottimizzazione attraverso la dimmerazione differenziata prevista dal progetto, e Velia Elettro Impianti, impegnata nelle fasi di test e realizzazione.












