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2 Marzo 2026
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A Vietri sul Mare il FMTS26: per un Mediterraneo turistico, sostenibile e resiliente

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A Vietri sul Mare il FMTS26: per un Mediterraneo turistico, sostenibile e resiliente

Si è svolto a Vietri sul Mare (Salerno) il primo Forum Mediterraneo del Turismo Sostenibile, due giorni di confronto tra istituzioni, armatori, operatori portuali, accademici e associazioni di categoria su governance, crociere, portualità turistica. Obiettivo: analizzare e individuare i fattori e i possibili strumenti per sviluppare modelli turistici nel Mediterraneo sostenibili e resilienti in grado di abbracciare tutta la filiera operativa del settore.

I lavori hanno evidenziato la consapevolezza di un Mediterraneo come crocevia geopolitico ed economico di primaria rilevanza, oggi chiamato a coniugare tutela ambientale, libertà di navigazione e competitività industriale. È stato evidenziato come sostenibilità e sicurezza costituiscano elementi strettamente interconnessi, anche alla luce dei conflitti in corso e delle nuove vulnerabilità legate alle infrastrutture critiche sottomarine, dai cavi di collegamento alle pipeline energetiche. La cooperazione tra i Paesi del bacino, incluse le sponde del Nord Africa, è stata indicata come condizione necessaria per favorire trasferimento di know how, tecnologie sostenibili e integrazione del cluster marittimo.

Ampio spazio è stato dedicato al tema della decarbonizzazione del trasporto marittimo, processo complesso che richiede infrastrutture, investimenti e un quadro regolatorio chiaro. Sono state richiamate le criticità legate alla rigidità delle norme europee in tema ambientale (ETS) e le difficoltà nello sviluppo di carburanti alternativi come ammoniaca e idrogeno, in un contesto in cui il GNL rappresenta attualmente la soluzione più praticabile. È stato sottolineato che la transizione dovrà evitare impatti negativi sulla tenuta industriale e occupazionale.

Nel confronto è stato inoltre ribadito il ruolo strategico della filiera logistica per l’economia italiana. In vista della fase post-PNRR, è stata evidenziata la necessità di una governance internazionale intesa come catena decisionale coordinata e concreta, capace di sostenere imprese e investimenti con una programmazione di medio periodo.

È stata infine richiamata l’importanza della cooperazione tra città e comunità portuali, attraverso reti e green corridor, per fare massa critica verso le istituzioni e affrontare congiuntamente le sfide della globalizzazione. Il Mediterraneo è stato descritto non solo come corridoio economico, ma come spazio culturale e sociale in cui valorizzare le specificità territoriali e rafforzare il ruolo dell’Italia e del Sud nel nuovo equilibrio regionale.

Nel corso del Forum è stato firmato anche Protocollo d’Intesa tra Propeller Club Port of Salerno, rappresentato dal Presidente Maurizio De Cesare, e il Touring Club Italiano – Corpo Consolare della Campania, rappresentato dal Console del Club di Territorio di Salerno Secondo Squizzato.

Il documento impegna entrambi i Clubs a valorizzare il turismo costiero e marittimo nonchè la cultura del mare e del patrimonio storico – artistico e ambientale della provincia.

Gli interventi

Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare, ha definito il Mediterraneo «crocevia strategico» che «deve diventare piattaforma di sostenibilità», sottolineando come si tratti di «un mare che va preservato», anche alla luce dei cambiamenti climatici e delle trasformazioni della flora e della fauna. Centrale il tema della libertà di navigazione in uno scenario segnato da conflitti: «Sostenibilità e sicurezza sono elementi legati». Mattioli ha richiamato la necessità di una collaborazione strutturata tra i Paesi del bacino, inclusi quelli della sponda nordafricana, con trasferimento di know how e tecnologie sostenibili, e ha posto l’attenzione sulla dimensione underwater, evidenziando l’importanza strategica di cavi sottomarini e pipeline energetiche. Sul fronte della decarbonizzazione ha osservato che «la decarbonizzazione è complessa e richiede infrastrutture, investimenti, regole», evidenziando le criticità dell’ETS e le difficoltà nello sviluppo di carburanti alternativi come ammoniaca e idrogeno. «Se la decarbonizzazione comporta la desertificazione industriale non va bene perché nel deserto non c’è verde», ha aggiunto.

Antonio Errigo, Vice Direttore Generale ALIS Associazione Logistica Sostenibile ha invitato a «partire da una certezza storica: per l’Italia il Mediterraneo è strategico», ricordando che «la filiera logistica serve a sostenere il sistema». In un quadro economico definito positivo, con 476 milioni di presenze turistiche e una crescita di collegamenti e professionalità, Errigo ha sottolineato che la governance internazionale «non è astratta, è catena decisionale di vertice» e richiede coordinamento. In vista della fase post-PNRR ha posto un interrogativo chiave: «Cosa faremo dopo il PNRR?», evidenziando la necessità di «supporto a imprese e investimenti» e di «proposte serie e di sostanza», con l’ipotesi di destinare «almeno 10-15 miliardi per il post PNRR» nella prossima legge di bilancio.

Francesco Senese, Laison Officer Parliamentary Assembly of the Mediterranean PAM, ha evidenziato come «il coordinamento rappresenta il futuro dei rapporti diplomatici», in un contesto di frammentazione del multilateralismo che rende necessaria «una diplomazia allargata anche alle comunità». La rete tra città portuali può rappresentare «uno dei primi step in questa direzione», consentendo ai cluster di «fare massa critica verso le istituzioni per l’assegnazione delle risorse». Il Mediterraneo, ha osservato, è «non solo corridoio economico tra Stati ma anche culturale e sociale», e richiede il coinvolgimento crescente delle regioni e delle città del Sud Italia.

Arianna Bonfanti, Senior Researcher Maritime dept. SRM, ha ribadito che «i porti sono protagonisti del percorso di transizione», soffermandosi sulle criticità legate ai carburanti alternativi: «Mancano regole univoche, ognuno fa le sue esperienze e i porti devono decidere come rispondere alle esigenze degli armatori». Guardando al 2050, quando metà della flotta sarà in grado di utilizzare carburanti alternativi, ha ricordato che in Italia il bunkeraggio GNL è attivo a Trieste e Genova, mentre altri scali mediterranei risultano più avanzati su metanolo, e-metanolo e biofuel. «Dobbiamo avvicinarci, accelerare la presenza di sostegno alle navi», ha affermato. Tra le leve operative anche il cold ironing, precisando che «affinché ci possano essere vantaggi l’energia prodotta deve essere da rinnovabili», e il rafforzamento dell’intermodalità: «Solo il 12% delle imprese del Nord Italia che esportano container usa il ferro. C’è molto da fare».

Valeria Mangiarotti, Direttore Board MedCruise, presentando uno studio MedCruise-SRM, ha evidenziato che «il 70% ha un progetto di cold ironing ma solo il 29% è pronto per il bunkeraggio e il collegamento alla rete elettrica». Un dato che impone un’accelerazione anche alla luce del regolamento europeo che dal 2030 renderà obbligatori gli adeguamenti per gli scali TEN-T. «Non possiamo tralasciare i dettati normativi», ha sottolineato, evidenziando inoltre l’importanza della cooperazione portuale e dello sviluppo di green corridor come obiettivo strategico anche per l’Italia.

Giuseppe Amoruso, presidente Amalfi Coast Cruise Terminal, ha evidenziato come le infrastrutture portuali possano rappresentare «una leva di promozione e valorizzazione del territorio», sottolineando l’importanza di conoscere in modo più approfondito i flussi turistici per migliorare la pianificazione operativa. «Sarebbe interessante conoscere i flussi turistici sul territorio per meglio gestire le nostre attività», ha affermato, richiamando il ruolo strategico dell’aeroporto internazionale e della nuova metropolitana quali «importanti passi verso la sostenibilità» e strumenti utili a superare i congestionamenti, pur riconoscendo che «ci sono passi da fare».

Adolfo Palombo, professore dell’Università Federico II, ha delineato una visione evolutiva del porto, che «tra 10 anni non sarà mero scalo merci e persone ma hub energetico e alternativo», con la possibilità di produrre nuove energie. «Serve progettazione dei sistemi che devono funzionare», ha osservato, richiamando il tema delle navi da crociera come sistemi complessi che impattano sui territori con «circa 6 mila passeggeri». In quest’ottica, «i reflui biologici sono risorsa economica che genera lavoro» e possono essere utilizzati «per creare biogas fino alla produzione di biometano», da reimmettere in rete o convertire in carburante per navi e mezzi portuali. «È una tecnologia matura ma serve un passo avanti», ha aggiunto. Accanto a cold ironing e combustibili alternativi, Palombo ha indicato tre direttrici: «riqualificare quello che c’è, sviluppo concreto dei combustibili alternativi e poi la completa elettrificazione della nave». Nel dibattito è stata richiamata anche la prospettiva del nucleare di nuova generazione, con soluzioni «meno impattanti con l’uso del trizio e del torio», ritenute più adatte allo shipping di lungo raggio.

Giovanni Consoli, vice segretario generale di Assarmatori, ha posto l’accento sul ruolo degli investitori nella transizione energetica: «Gli armatori stanno investendo», ma «le difficoltà derivano da mancanza di coerenza normativa a livello globale». Non si tratta solo di ridurre le emissioni, ma di «sviluppare un modello complessivo coerente con le norme internazionali». Pur riconoscendo che «gli obiettivi sono condivisi e condivisibili», Consoli ha evidenziato che «il doppio livello di normativa crea difficoltà», con il rischio di «distorsione del mercato della portualità». In particolare, «Gioia Tauro subisce concorrenza sleale da parte dei porti nord africani» e l’ETS «comporta una riduzione delle quote di mercato». «I progetti sono pronti, armatori sanno quello che vogliono ma c’è lentezza da parte dell’amministrazione», ha aggiunto, citando «un anno per regolare bunkeraggio ship to ship» e richiamando la necessità di «semplificazione e digitalizzazione». Sul cold ironing è stato netto: «Le navi sono già pronte: in Italia oggi sono zero i porti funzionanti. Abbiamo necessità di far evolvere le infrastrutture: devono viaggiare alla stessa velocità delle navi».

Edoardo D’Andrea, per Confitarma Politiche dei trasporti, ha ricordato che l’Italia dispone della «quinta flotta turistica del mondo» e che «l’amministrazione della flotta è una leva di competitività». Il turismo legato al mare «genera 14 miliardi a terra» ed è «uno dei segmenti più programmabili» con effetti anche sulla destagionalizzazione. «Tre porti movimentano la metà dei passeggeri», ha osservato, mentre gli armatori «stanno investendo oltre due miliardi in nuove costruzioni e tecnologie come la gestione circolare dei rifiuti». Anche per D’Andrea «la revisione ETS è un tema di competitività non solo industriale» e «va ripensato tutto un sistema».

Tomaso Cognolato, amministratore delegato di Terminal Napoli, ha messo in guardia dal rischio che l’ETS «diventi una droga finanziaria riguardo al fondo da destinare alla transizione». Il comparto crocieristico vale «64 miliardi di euro» e, pur essendo «spesso attaccato», rappresenta «una parte marginale dell’inquinamento». «Se il ciclo smaltimento dei rifiuti di 6 mila passeggeri in crociera fosse applicato ai comuni sarebbe risolto il problema», ha affermato. La concentrazione dei flussi può essere una criticità, ma «il vantaggio è avere la possibilità di programmare: sappiamo già al 2028 chi arriverà». Da qui la richiesta di «una partnership pubblico-privata per gestire al meglio i flussi», anche attraverso strumenti come «le autostrade del mare, metrò del mare» per realtà come la Campania.

Michelangelo Lurgi, Presidente Rete Destinazione Sud / Confindustria Sa. Comm. Turismo: «È stata veramente una giornata interessantissima, molto produttiva e soprattutto di condivisione. Ritengo sia un’iniziativa da sostenere e da portare avanti per i prossimi anni, per favorire ulteriori riflessioni. Oggi la focalizzazione l’abbiamo fatta sul percorso che ci sta portando verso la costituzione delle DMO, le Destination Management Organization, che sono fondamentalmente lo strumento con il quale si governerà il processo di sviluppo produttivo delle aree vaste della nostra provincia. Noi, insieme con Confindustria e tutte le associazioni di categoria stiamo lavorando affinché si evitino frammentazioni e si possa unire pubblico e privato in modo marcato, unitario e strategico, consentendo la creazione di un progetto di sviluppo condiviso per le aree interne e, soprattutto, per la costa. Abbiamo ipotizzato, sulla base degli studi realizzati con le commissioni tecniche che abbiamo istituito, tre aree geografiche importanti: il Cilento, area vasta e strategica; la Piana del Sele; l’area Agro Nocerino-Sarnese con il Vallo di Diano e Salerno. Tre destinazioni capaci di attrarre, nelle quali vogliamo creare tre DMO fortemente partecipate, inclusive e soprattutto aperte alla partecipazione di tutti».

Raffaele Esposito, Camera di Commercio di Salerno, Presidente Confesercenti: «La Camera di Commercio di Salerno sta investendo tantissimo nelle dinamiche turistiche e nelle progettualità grazie all’intuizione del presidente Andrea Prete, che ha colmato anche una richiesta proveniente dal mondo associativo, quella di dare vita a una strategia per Salerno e la sua provincia. Siamo interessati a comprendere, anche attraverso gli studi del Centro Studi Tagliacarne, le dinamiche dell’economia del mare. Abbiamo report importanti che mettiamo a disposizione del mondo delle imprese e del sistema economico salernitano e, come Confesercenti provinciale di Salerno, ho il piacere di continuare a lavorare insieme agli altri attori al processo partecipativo che ci vedrà impegnati nella costituzione delle DMO per Salerno e la sua provincia, una governance importante, inclusiva e partecipata. Oggi c’è stato un grande momento di sintesi per comprendere il percorso partecipativo pubblico e inclusivo che ci ha portato, come parte privata, a elaborare i report delle varie commissioni e del comitato organizzativo delle DMO. Un lavoro che verrà presto sottoposto, come già anticipato all’assessore Enzo Maraio, alla Regione Campania».

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