11 Febbraio 2026
11 Febbraio 2026

Agropoli, riapre l’Antiquarium ma resta l’ombra del ‘furto con chiave’: l’affondo del consigliere Pesce

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Agropoli, riapre l’Antiquarium ma resta l’ombra del ‘furto con chiave’: l’affondo del consigliere Pesce

La riapertura dell’Antiquarium di Agropoli, avvenuta lo scorso dicembre dopo anni di chiusura, dovrebbe rappresentare un momento di festa per la città. E lo è. Ma insieme alla soddisfazione torna a farsi sentire anche la polemica per il furto di alcuni reperti archeologici avvenuto negli anni scorsi, una vicenda che – secondo il consigliere comunale del gruppo Liberi e Forti, Raffaele Pesce – non può e non deve essere archiviata nel silenzio.

«A dicembre abbiamo avuto il piacere di vedere riaperto l’Antiquarium di Agropoli, il “nostro” Museo, dopo anni di chiusura. Sono molto contento per questo», dichiara Pesce. «Ma reputo che non debba assolutamente cadere nell’oblio la vicenda del furto “con chiave” dei reperti».

Al centro della denuncia c’è, tra gli altri oggetti trafugati, un’anfora etrusca databile tra il VI e il V secolo a.C., sottratta insieme ad altri undici reperti, almeno per quanto finora noto. L’anfora, dalla forma panciuta e con fondo a punta appiattita, era stata rinvenuta nella baia del Vallone (Saùco) e rappresenta una testimonianza significativa degli antichi rapporti commerciali tra popolazioni indigene, greche ed etrusche, questi ultimi stanziati a Pontecagnano.

Un patrimonio storico e identitario, dunque, che secondo Pesce ha subito un danno «morale, storico, archeologico gravissimo», al quale si aggiunge la necessità di valutare anche il danno patrimoniale per l’ente.

Il consigliere ricostruisce una lunga sequenza di atti formali presentati per fare luce sulla vicenda. «Per avere notizie del furto (senza scasso ma con chiave) ho dovuto proporre, nel corso di circa otto mesi di silenzio, numerose interrogazioni, richieste, fino ad arrivare a una diffida e a un esposto», spiega.

Pesce elenca le iniziative intraprese: una prima interrogazione protocollata il 5 ottobre 2022 e discussa nel Consiglio comunale del 20 ottobre; una seconda del 5 dicembre 2022, discussa il 28 dicembre; una terza del 17 gennaio 2023, affrontata in aula il 15 marzo; un invito e diffida ad adempiere del 7 marzo 2023; infine, il 22 maggio 2023, un esposto formalizzato «a salvaguardia dei reperti conservati nell’Antiquarium», dopo aver ricevuto – senza poter accedere ai locali – una conferma verbale di quanto ipotizzato.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’onorevole Pino Bicchielli, che ha presentato un’interrogazione parlamentare. Tuttavia, secondo Pesce, «dal 5 ottobre 2022 sono passati oltre tre anni di silenzio… o parole vuote (come le rassicurazioni del sindaco, in ben tre consigli)».

La denuncia del furto, definito «furto con chiave», sarebbe stata sporta dal funzionario competente in ritardo e, ad oggi, non avrebbe prodotto risultati concreti. Pesce sottolinea inoltre come l’Antiquarium fosse «sprovvisto di guardiania, di telecamere, di allarme, benché il palazzo fosse oggetto di lavori».

Restano, secondo il consigliere, diversi interrogativi aperti: «Perché dalla mia prima interrogazione del 5 ottobre 2022, seguita da molte altre, soltanto a maggio 2023 fu effettuato un “primo” controllo?». E ancora: «Perché sulla vicenda del furto nell’Antiquarium non si è ritenuto di avviare alcun procedimento disciplinare interno e non è stato ritenuto sussistente alcun obbligo di denuncia di danno e onere di segnalazione ai sensi dell’art. 52 del Codice della Giustizia Contabile, da me richieste?».

Sulle «scelte, sui tempi e sulle omissioni e sulle omertà (gravi quanto il furto)» Pesce afferma di confidare nel lavoro degli inquirenti, ma assicura che continuerà a vigilare: «Non finirò mai di occuparmi di questa vicenda».

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