Si inasprisce ulteriormente lo scontro politico all’interno della Comunità Montana Alburni dopo l’elezione di Vincenzo Rosolia alla presidenza dell’ente.
A poche ore dalla seduta del Consiglio generale, il sindaco di Roscigno, Pino Palmieri, affida a una durissima dichiarazione pubblica un atto d’accusa che va oltre la contingenza dell’ultima votazione e investe l’intero ciclo di governo dell’ente negli ultimi anni. Palmieri parla di una degenerazione del potere, di assenza di una reale visione politica per le aree interne e di un trasformismo che avrebbe progressivamente svuotato la Comunità Montana della sua funzione istituzionale. Nel mirino del primo cittadino di Roscigno finisce direttamente Rosolia.
Scrive Palmieri sui social:
«In Comunità Montana, in questi anni, non si è sviluppato alcun progetto politico per il territorio, ma si è consumata una progressiva degenerazione del potere. Prima ROSOLIA 1, con presidente Gaspare Salamone. Poi ROSOLIA 2, con presidente Antonio Opromolla. Oggi ROSOLIA 3, con presidente lo stesso ROSOLIA, a dimostrazione che quella visione non era rivolta ai cittadini, ma esclusivamente alla perpetuazione del comando. Una dinamica che richiama il periodo del Covid: allora il rischio era il contagio sanitario, oggi il contagio è politico e istituzionale. Non si trasmette un virus, ma un trasformismo strutturale, che corrode le istituzioni dall’interno, svuota la democrazia e mortifica ogni prospettiva di sviluppo delle aree interne. E allora, caro ROSOLIA, è necessario dirlo con chiarezza: chi oggi tenta di gettare fango sull’Ente montano dovrebbe assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Con il tuo trasformismo, con la tua ossessiva sete di potere, sei tu ad aver delegittimato la credibilità della Comunità Montana, trasformandola da luogo di programmazione e visione a strumento di gestione personale del consenso. Non hai costruito politiche, hai costruito assetti di potere. Non hai rafforzato l’ente, lo hai indebolito, esponendolo al discredito pubblico e all’irrilevanza istituzionale. Non hai unito il territorio, lo hai diviso, alimentando un sistema chiuso che premia la fedeltà invece del merito. È questo il terreno su cui prospera il familismo amorale: un modello che soffoca le competenze, esclude i giovani, mortifica gli amministratori liberi e riduce le istituzioni a strumenti di autoconservazione, non di servizio. Nel Consiglio Generale di ieri mi è stata negata la facoltà di replica. Un atto politicamente grave, perché negare il contraddittorio significa avere paura del confronto e della verità, e rappresenta l’ennesima conferma di un metodo che rifugge la democrazia quando non è controllabile. Per questo motivo mi rivolgerò direttamente ai cittadini con una diretta Facebook: per ristabilire i fatti, per denunciare senza ambiguità le responsabilità politiche e per ribadire che la Comunità Montana deve tornare a essere un’istituzione al servizio del territorio, non il prolungamento delle ambizioni personali di qualcuno.»


