• Home
  • Comuni
  • Alfano
  • Alfano: il capro, la sposa e il padrone. Successo per la terza edizione de ‘La passione del grano’

Alfano: il capro, la sposa e il padrone. Successo per la terza edizione de ‘La passione del grano’

di Luigi Martino

«In Lucania, al tempo della mietitura, si celebra ancora la Passione del Grano, un rito agricolo residuo delle antiche, civiltà religiose mediterranee, diffuso in un passato ancora recente in tutta l’Europa contadina.  L’arcaico terrore del “vuoto vegetale” dell’inverno ha spinto i contadini a considerare la mietitura come un’offesa mortale recata al grano ucciso dalla falce. Che il “delitto” si compia, allora, sotto forma di una sacra rappresentazione, la caccia ad un mitico animale, il capro». Così si apre il documentario etnografico La Passione del grano, per la regia di Lino Del Fra risalente al 1959 su “invito” di Ernesto De Martino, antropologo nato a Napoli nel 1908. In breve, i tre atti del rito che ogni anno prende vita nella rappresentazione di Curve Inside Cilento nel mese di luglio.

La Passione del Grano, primo atto: il Capro

I mietitori, armati di falce, mietono il grano in cerchio All’interno del cerchio formato dai contadini, la figura mitologica del capro, a metà tra l’uomo e la bestia con in bocca le spighe di grano. Il capro è il “male” da sconfiggere per evitare il “vuoto vegetale” dell’inverno. I mietitori devono quindi abbatterlo e per farlo si fanno spazio mietendo il grano e avvicinando il capro che sarà successivamente ucciso.«Non siamo noi la causa del vuoto vegetale, noi con la falce abbiamo ucciso il capro che danneggia le messi, uccidendo la bestia nociva noi ti vendichiamo». Questo fa dire Ernesto De Martino ai mietitori. Il rito esorcizzava il timore della disoccupazione contadina, che coincideva con l’inverno e con il “vuoto vegetale”.

La Passione del Grano, secondo atto: la Sposa del grano

Vendicato il grano e protetto dalle minacce del capro, c’è una seconda figura che ristabilisce l’ordine per i raccolti futuri. La madre del grano, la Sposa del grano, assicura la nuova generazione vegetale, il nuovo raccolto. La sposa promette nozze feconde. Le vesti della sposa, spogliata con la punta delle falci dai mietitori, daranno nuova forza di fecondazione al terreno assicurando il prossimo raccolto. Le ancelle sono un simulacro di mediazione: contengono i limiti simbolici della spogliazione porgendo il vino ai mietitori che appagati celebrano la buona riuscita del rito, baciando la sposa e bevendo.

La Passione del Grano, terzo rito: il Padrone umiliato

I mietitori poi si dirigono dal Padrone del campo per spogliarlo con le falci, un simpatico gioco all’apparenza. Gioco ma non del tutto dato che è la rappresentazione della collera dei contadini verso il padrone, una rabbia controllata e incanalata nel rito con il padrone che accetta di buon grado pur di non dover fronteggiare una sorta di rivolta vera e propria. Anche in questo caso, l’ira o presunta tale dei mietitori viene calmata grazie alle brocche di vino. Un rito legato alla terra e ai bisogni primari che si serve della dorata ricchezza del grano per evidenziare aspetti socioeconomici di tempi andati ma che danno risalto al naturale e necessario legame con la terra e con le pratiche di verità, da portare avanti per non ricadere in uno stato di incertezza non solo economica ma puramente vitale.

La terza edizione si è tenuta domenica 3 luglio ad Alfano, in località Chianu. Il programma:

  • Ore 5:00 – incontro a località “Chianu 40”, terreno sito presso il bivio del Centauro
  • Ore 5:30 – inizio mietitura a mano
  • Ore 10:00 – Rievocazione storica: “Il rito del grano”.Un antico rito contadino che si faceva prima delle mietitura nelle aree appenniniche e lucane fino a metà ‘900
  • Ore 10:30 – Workshop “Come si miete a mano”, “jermiti e gregne: comi si fanu?”
  • Ore 12:00 – Pranzo rurale🍝 Menu:• Antipasto: paddoccole, mozzarella nella mortella, pane e pomodoro• Primo: cavatelli al sugo di carne • Secondo: carne al sugo• Dolce

Fotoservizio di Fabiana Gerardo

©Riproduzione riservata




A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
Tutti gli articoli di Luigi Martino

© Giornale del Cilento - Gerenza

Iscrizione al Tribunale Vallo della Lucania n.580/2009 del 04.09.2019