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Alfano, il fascino del palazzo baronale Speranza è da non perdere

di Luigi Martino

Sono poche le notizie effettivamente attendibili sulla storia di Alfano: ci sono delle storie tramandate dagli anziani che vorrebbero che sulle pendici del monte Centaurino esistesse una grossa città che costeggiava la sponda sinistra del fiume Faraone, dalle pendici del monte fino all’attuale Roccagloriosa. In seguito alla distruzione di questa città, secondo alcuni per un catastrofico terremoto, secondo altri a causa di una guerra, i superstiti si sarebbero divisi tra l’attuale Rofrano e Alfano. Questa notizia acquista una certa credibilità se si pensa che alcuni luoghi sulle falde della montagna portano il nome di contrada di questa vecchia città; si ricorda San Leo, dove c’era una Chiesa dedicata a San Leo, “Torretta” dove dovevano esserci gli accampamenti dei soldati ed era il luogo posto molto in alto per avvistare i nemici “Pantano delle monache” dove doveva esserci un nucleo di abitanti. Vi è poi un’altra leggenda che cerca di spiegare l’origine di Alfano, secondo la quale in questo luogo sono venuti ad insediarsi gli abitanti di alcune città costiere, distrutte dai pirati, che avevano nome Malpa e Pixus, di cui si sono perse le tracce, che dovevano essere situati: la prima alla foce del fiume Mingardo-Faraone; la seconda alla foce del Bussento. Queste popolazioni potrebbero aver risalito il fiume fino a trovare un luogo sicuro dove fermarsi al riparo da ulteriori attacchi nemici. Da visitare, sicuramente, sì per la sua storia ma soprattutto per il fascino che rapisce, è l’importante palazzo baronale Speranza. Apparteneva ai Baroni Speranza di Laurito, che lo donarono alla Curia. Dotato di una corte centrale, il palazzo si articola in un imponente complesso edilizio situato in posizione lievemente sopraelevata rispetto al centro abitato. .

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Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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