11 Febbraio 2026
11 Febbraio 2026

Bonus retrofit GPL e metano: come funziona la conversione e quando conviene davvero

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Bonus retrofit GPL e metano: come funziona la conversione e quando conviene davvero

Nuovi bonus in arrivo. Il Governo ha messo a disposizione un contributo per chi decide di montare un impianto GPL o metano sui veicoli appartenenti alla categoria M1 benzina o diesel. L’incentivo, previsto nella Legge di Bilancio 2026, viene erogato grazie a un fondo di 21 milioni di euro.

Nel 2026 tornano dunque gli incentivi per il retrofit GPL delle auto, destinati a tutti quegli automobilisti che vorranno installare un impianto GPL (o metano) sulle proprie vetture già circolanti. Si tratta di una misura che replica quanto già fatto nel 2024 e nel 2025, con 21 milioni di euro messi a disposizione per la trasformazione a gas.

In attesa dei decreti attuativi, in arrivo nelle prossime settimane, bisogna capire come si effettua la conversione a GPL di un’auto, quali sono i costi e soprattutto se conviene davvero a tutti.

Come funziona la conversione a GPL

La trasformazione consiste nell’installazione di un impianto dedicato – serbatoio, centralina, iniettori e commutatore – che consente al motore di funzionare sia a benzina sia a GPL (alimentazione “bi-fuel”). L’intervento viene effettuato da officine specializzate e certificate, con successivo collaudo e aggiornamento della carta di circolazione.

I costi, in assenza di incentivi, oscillano mediamente tra i 1.200 e i 2.000 euro per il GPL (qualcosa in più per il metano), a seconda del modello dell’auto e della complessità dell’impianto. Con il contributo statale, la spesa può ridursi in modo significativo, rendendo l’operazione più accessibile.

I vantaggi del GPL

1. Risparmio sul carburante
Il GPL costa sensibilmente meno rispetto a benzina e diesel. Per chi percorre molti chilometri l’anno, il risparmio alla pompa può essere consistente e ammortizzare l’investimento iniziale in tempi relativamente brevi.

2. Minori emissioni rispetto alla benzina
Pur non essendo una soluzione “zero emission”, il GPL produce meno CO₂ rispetto alla benzina e riduce in modo significativo alcune sostanze inquinanti. Per questo spesso beneficia di agevolazioni locali, come l’accesso alle ZTL o minori restrizioni nei blocchi del traffico (a seconda delle ordinanze comunali).

3. Prolungamento della vita del veicolo
Convertire un’auto già posseduta può rappresentare una scelta economicamente più sostenibile rispetto all’acquisto di un’auto nuova, soprattutto in una fase di mercato ancora caratterizzata da prezzi elevati.

Gli svantaggi da valutare

1. Spazio nel bagagliaio
Il serbatoio GPL (spesso installato al posto della ruota di scorta) può ridurre la capacità di carico o obbligare all’uso di kit di riparazione al posto del ruotino.

2. Leggero aumento dei consumi
Il GPL ha un potere calorifico inferiore rispetto alla benzina: questo significa che, a parità di chilometri, il consumo in litri può essere leggermente più alto. Il risparmio resta, ma va calcolato correttamente.

3. Non tutte le auto sono ideali per la conversione
Motorizzazioni molto datate o particolarmente complesse potrebbero non essere adatte o richiedere interventi più costosi. È sempre necessario verificare la compatibilità tecnica prima di procedere.

4. Revisione del serbatoio
Il serbatoio GPL ha una durata limitata nel tempo (in genere 10 anni), dopo i quali va sostituito, con un costo aggiuntivo da mettere in conto.

Conviene davvero?

La convenienza dipende da tre fattori principali:

  • chilometri percorsi ogni anno,
  • consumi dell’auto,
  • durata prevista di utilizzo del veicolo.

Chi utilizza l’auto quotidianamente per lavoro o percorre lunghe distanze extraurbane può rientrare dell’investimento in tempi rapidi. Al contrario, per chi usa poco l’auto, il beneficio economico potrebbe essere meno evidente.

Con il ritorno degli incentivi nel 2026, la conversione a GPL torna dunque al centro del dibattito come soluzione “ponte” tra motorizzazioni tradizionali ed elettrificazione completa. Non è la risposta definitiva alla transizione ecologica, ma può rappresentare un compromesso concreto per ridurre i costi di gestione e l’impatto ambientale, senza cambiare auto.

Ora la parola passa ai decreti attuativi: solo dopo la pubblicazione delle modalità operative si potrà valutare nel dettaglio l’entità del contributo e le procedure per accedervi.

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