31 Gennaio 2026

Cambiamento climatico e animali: chi paga il prezzo più alto

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Cambiamento climatico e animali: chi paga il prezzo più alto

Il cambiamento climatico è ormai un fenomeno tangibile e con effetti profondi sugli ecosistemi di tutto il pianeta. L’alterazione dei modelli climatici, determinata principalmente dall’aumento dei gas serra nell’atmosfera dovuto alle attività umane, provoca impatti sempre più intensi sugli animali, modificando habitat, disponibilità di risorse e dinamiche di sopravvivenza. Secondo le Nazioni Unite, fino a un milione di specie animali e vegetali sono oggi minacciate di estinzione, in molti casi anche a causa dei cambiamenti climatici che accelerano la perdita di biodiversità e la degradazione degli ecosistemi naturali. 

Una delle conseguenze più rilevanti della crisi climatica è la perdita e l’alterazione degli habitat. L’aumento delle temperature globali determina lo scioglimento dei ghiacci artici, riducendo le superfici di caccia e riproduzione per specie come orsi polari e foche che dipendono dal ghiaccio marino. Anche le barriere coralline, che ospitano circa il 25 per cento della biodiversità marina, sono gravemente minacciate dal riscaldamento degli oceani e dall’acidificazione, fenomeni che portano al cosiddetto “bleaching” e alla morte dei coralli, con effetti a catena su pesci, tartarughe e invertebrati collegati a questi ecosistemi. 

La trasformazione degli ambienti naturali costringe molte specie a spostarsi in cerca di condizioni più favorevoli. Tuttavia, non tutte possono adattarsi o migrare con la velocità richiesta dal ritmo dei cambiamenti climatici. Gli animali che vivono in ambienti estremi, come quelli alpini o desertici, e le specie endemiche con aree di distribuzione limitate rischiano di rimanere intrappolati in nicchie climatiche sempre meno ospitali. Questa “adattabilità limitata” porta spesso a un calo delle popolazioni o, nei casi più gravi, all’estinzione locale o globale. 

Un altro effetto importante riguarda la sincronizzazione di eventi naturali fondamentali per la sopravvivenza di molte specie. L’aumento delle temperature altera i cicli di migrazione e di riproduzione, creando disallineamenti tra la disponibilità di cibo e i periodi di maggiore bisogno energetico per animali come uccelli migratori o anfibi. La conseguenza è una riduzione del successo riproduttivo e un indebolimento delle popolazioni nel tempo. 

La catena alimentare subisce a sua volta profonde alterazioni. Per molte specie la disponibilità di prede dipende da fattori climatici come temperatura e precipitazioni, che influenzano la presenza di piante, insetti e altri organismi alla base della rete trofica. Quando queste risorse diventano scarse o si spostano in nuove aree, le conseguenze si propagano ai livelli superiori della catena alimentare, con predatori e prede che faticano a mantenere equilibri vitali. 

Le emergenze climatiche si manifestano anche attraverso fenomeni meteorologici estremi: ondate di calore, siccità prolungate, incendi boschivi più frequenti e intensi, inondazioni e tempeste improvvise causano mortalità diretta e distruzione di habitat, spingendo molte specie al limite della sopravvivenza. Un esempio recente arriva dall’Australia, dove le vaste aree colpite dagli incendi hanno decimato popolazioni di uccelli rari e di altre specie, riducendo drasticamente la loro capacità di recupero. 

Il cambiamento climatico aumenta anche l’esposizione degli animali a malattie e specie invasive. Condizioni termiche più calde e umide favoriscono la diffusione di vettori di malattie e di organismi alieni che competono con le specie autoctone per risorse limitate, aggravando ulteriormente lo stress su popolazioni già fragili.

Secondo stime scientifiche recenti, più di 3.500 specie di animali studiate risultano direttamente minacciate dagli effetti climatici. Queste cifre però rappresentano solo una parte della biodiversità mondiale, più ampia e poco conosciuta, suggerendo che i rischi reali siano probabilmente molto più elevati. 

In alcuni casi le conseguenze del cambiamento climatico si traducono in estinzioni già avvenute. La Bramble Cay melomys, un piccolo roditore che viveva su una minuscola isola della Grande Barriera Corallina, è l’esempio di una specie estinta principalmente per l’innalzamento del livello del mare e la perdita del suo habitat. 

Chi paga il prezzo più alto in questa drammatica trasformazione del pianeta? Non sono solo le singole specie ad affrontare la minaccia dell’estinzione, ma interi ecosistemi che perdono varietà e resilienza. Gli animali che vivono in habitat costieri, polari, montani e tropicali, così come quelli con cicli di vita altamente specializzati, sono tra i più vulnerabili. La scomparsa di questi animali non riguarda soltanto la perdita di biodiversità: compromette servizi ecosistemici fondamentali anche per l’uomo, come la regolazione del clima, l’impollinazione delle colture e la stabilità delle catene alimentari.

La crisi climatica, quindi, non è solo una questione ambientale astratta, ma una realtà che si traduce in crisi biologiche reali, con costi ecologici e sociali che ricadono su tutto il pianeta. Interventi urgenti per ridurre le emissioni, proteggere habitat critici e rafforzare strategie di conservazione sono essenziali per mitigare gli impatti più severi e dare a molte specie la possibilità di sopravvivere in un mondo in rapido cambiamento. 

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