25 Gennaio 2026

Campania, geografia del sacro: da Pompei al Cilento, viaggio nei grandi santuari

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Campania, geografia del sacro: da Pompei al Cilento, viaggio nei grandi santuari

In Campania il turismo religioso non è un segmento marginale, ma una vera e propria infrastruttura culturale che attraversa secoli, territori e comunità. Dai grandi santuari mariani alle mete cilentane immerse nella natura, passando per luoghi che uniscono fede, archeologia e identità popolare, la regione offre una delle reti devozionali più articolate d’Italia.

Il punto di partenza obbligato è Pompei, dove il Santuario della Beata Vergine del Rosario rappresenta uno dei più importanti poli di pellegrinaggio mariano a livello internazionale. Nato alla fine dell’Ottocento per iniziativa del beato Bartolo Longo, il santuario richiama ogni anno milioni di fedeli, in particolare durante le grandi suppliche di maggio e ottobre. Pompei è un unicum: accanto agli scavi archeologici più famosi al mondo, simbolo della classicità, si sviluppa una delle forme di devozione più vive del cattolicesimo contemporaneo. Un dialogo costante tra storia antica e spiritualità moderna che rende la città una meta trasversale, capace di attrarre pubblici diversi.

Spostandosi verso l’interno, nel cuore dell’Irpinia, il Santuario di Montevergine domina il paesaggio dall’alto dei suoi 1.270 metri. Fondato nel XII secolo da Guglielmo da Vercelli, è uno dei più antichi e significativi luoghi di culto dell’Italia meridionale. Qui la devozione mariana si intreccia con tradizioni popolari profonde, come quelle legate alla “Mamma Schiavona”, che fanno di Montevergine anche un luogo di inclusione e identità. Oltre al valore religioso, il santuario si inserisce in un contesto ambientale di grande pregio, rendendolo meta privilegiata di un turismo che unisce spiritualità, montagna e cammino.

Nell’area vesuviana, il Santuario della Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia, rappresenta un’altra espressione fondamentale della religiosità campana. La devozione, fortemente popolare, si manifesta soprattutto durante il Lunedì in Albis, quando migliaia di fedeli percorrono a piedi lunghe distanze per sciogliere voti e rinnovare un legame che è insieme spirituale e comunitario. È uno dei casi più studiati di religiosità collettiva nel Sud Italia, dove il rito conserva ancora una funzione sociale oltre che religiosa.

Proseguendo verso sud, la Valle dell’Irno e l’area dei Picentini ospitano il Santuario di San Gerardo Maiella, a Materdomini, nel comune di Caposele. Figura centrale della devozione meridionale, San Gerardo è legato in particolare ai temi della maternità e della protezione dei più fragili. Il santuario è attivo tutto l’anno e inserito in un contesto naturale che favorisce un pellegrinaggio meno rumoroso, spesso legato a percorsi di preghiera e soggiorni brevi.

Il Cilento rappresenta invece una dimensione diversa, più arcaica e paesaggistica del turismo religioso. Qui il riferimento principale è il Santuario della Madonna del Monte di Novi Velia, uno dei più antichi luoghi di culto mariano del Mezzogiorno, situato a oltre 1.300 metri di altitudine. Raggiungibile anche a piedi attraverso sentieri storici, il santuario domina il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ed è da secoli punto di riferimento per le comunità locali. Il pellegrinaggio a Novi Velia conserva un carattere essenziale, fatto di silenzi, albe e cammini notturni, in un rapporto diretto tra fede e natura.

Accanto a Novi Velia, il Cilento custodisce una costellazione di santuari minori, cappelle e chiese che scandiscono il calendario delle feste patronali e rafforzano il legame tra borghi e territorio. È un turismo religioso a bassa intensità, spesso intrecciato con l’ospitalità diffusa, i cammini locali e la riscoperta delle tradizioni.

Nel Casertano e nel Sannio, infine, altri santuari e abbazie completano la mappa del sacro campano, inserendosi in contesti collinari e rurali ancora poco frequentati dal turismo di massa.

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