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13 Marzo 2026
13 Marzo 2026

Campania, il tesoro frutticolo delle mele e delle pere tra biodiversità e tradizione

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Campania, il tesoro frutticolo delle mele e delle pere tra biodiversità e tradizione

Nel cuore dell’agricoltura campana fiorisce un patrimonio varietale di mele e pere che intreccia storia, tradizione e biodiversità. Tra frutti tipici tutelati dal marchio europeo e antichi ecotipi locali, le colline e le valli della regione custodiscono varietà uniche, alcune delle quali continuano ad alimentare la cucina contadina e le feste di paese.

La regina delle mele: la “Melannurca Campana”

Il simbolo indiscusso della frutticoltura campana è senza dubbio la Melannurca Campana IGP, comunemente conosciuta come mela Annurca. Questa varietà autoctona, celebrata sin dall’epoca romana e raffigurata negli affreschi di Ercolano, è definita la “regina delle mele”. 

La melannurca si distingue per polpa bianca, croccante e succosa, un profumo intenso e un sapore acidulo equilibrato, frutto di un lungo processo di maturazione dopo raccolta chiamato “arrossamento”: le mele vengono infatti esposte al sole dopo la raccolta, fino a sviluppare il caratteristico colore rosso. 

Oltre alla classica Annurca, in alcune zone si coltivano cloni selezionati come “Annurca Rossa del Sud”, apprezzati per la resa commerciale e organolettica. 

Pere campane: ecotipi antichi e coltivazioni locali

A differenza della produzione di pere italiana più famosa nelle regioni del Nord, in Campania sopravvivono ecotipi locali di pera, spesso legati alla cultura contadina di specifici territori.

Tra questi spicca la pera Lardara, un frutto antichissimo ancora coltivato nei comuni di Sassano e Monte San Giacomo nel Salernitano. Caratterizzata da forma tondeggiante, buccia verde e polpa consistenza grossolana, questa pera veniva tradizionalmente fatta maturare in cantina e consumata fresca o conservata per l’inverno. 

Un altro ecotipo tipico è la pera Pennata, prodotta sui Monti Lattari (provincia di Napoli). Di colore verde scuro e sapore dolce, matura tra agosto e settembre ed è considerata tra i migliori ecotipi locali di pero. 

La “pera mastantuono” è un’altra varietà tradizionale, di piccole dimensioni e rotondeggiante, diffusa in alcune aree rurali e spesso protagonista di mercati locali in estate. 

Presenza anche di varietà “comuni” in Campania

Accanto a questi ecotipi storici, la pericoltura campana – così come quella italiana nel suo complesso – vede anche la coltivazione di varietà di diffusione nazionale, tra cui pere Coscia, Carmen e Turandot, presenti nei frutteti campani soprattutto in provincia di Caserta durante la stagione della raccolta, insieme ad altre varietà come Abate Fetel che maturano più tardi. 

Queste cultivar “comuni” non sono autoctone della Campania, ma sono diffuse per soddisfare la domanda di mercato e integrarsi nei sistemi produttivi locali.

La conservazione di varietà antiche come Annurca, Lardara e Pennata è al centro di progetti di tutela della biodiversità agricola e di iniziative legate al recupero di antichi alberi da frutto. In molte valli interne e collinari, frutteti familiari e piccoli produttori lavorano per mantenere viva la memoria gustativa e culturale di questi frutti, in equilibrio tra valorizzazione commerciale e protezione della biodiversità.

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