In Campania il viaggio può cominciare anche dalla tavola. Basta attraversare pochi chilometri per cambiare paesaggio, coltivazioni e tradizioni: dagli uliveti del Cilento ai castagneti dell’Irpinia, dalle coltivazioni dell’Agro alla frutta delle colline salernitane.
La ricchezza agroalimentare della regione è documentata anche dai numeri. Con l’aggiornamento del febbraio 2026, la Campania conta 614 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), il numero più alto tra le regioni italiane. Nell’elenco figurano prodotti vegetali, formaggi, salumi, prodotti da forno, preparazioni gastronomiche e specialità legate alla pesca.
Accanto ai PAT ci sono le produzioni riconosciute a livello europeo: la Campania conta numerose DOP e IGP, dal Fico Bianco del Cilento alla Mozzarella di Bufala Campana, dal Carciofo di Paestum alla Castagna di Montella, fino alla Melannurca Campana e alla Nocciola di Giffoni.
Il Cilento e il legame con l’ulivo
Nel Cilento il paesaggio degli uliveti è parte integrante dell’identità agricola del territorio. L’Olio extravergine di oliva Cilento DOP è una delle produzioni riconosciute dalla Regione e si inserisce in una storia dell’olivicoltura che, secondo la documentazione regionale, affonda le proprie radici nella presenza dei coloni greci sulle coste cilentane e nell’area cumana.
Non è soltanto una produzione agricola. L’ulivo ha contribuito nel tempo a modellare il paesaggio e l’economia di numerose aree della Campania.
Accanto all’olio c’è il Fico Bianco del Cilento DOP, prodotto legato soprattutto alle aree collinari e costiere del Cilento. La presenza del fico nella tradizione agricola locale è testimoniata anche dalla documentazione sui prodotti tradizionali della regione.
Il risultato è un patrimonio nel quale agricoltura, paesaggio e gastronomia si incontrano: il prodotto diventa così anche una chiave per conoscere il territorio nel quale viene coltivato.
La nocciola che porta il nome di Giffoni
Spostandosi nel Salernitano, il viaggio conduce verso i Monti Picentini e Giffoni Valle Piana.
La Nocciola di Giffoni IGP è tra le produzioni campane riconosciute dall’Unione europea. La sua presenza nella filiera agricola locale ha contribuito a caratterizzare il paesaggio e le attività economiche dell’area.
Il nome stesso della produzione mantiene quindi un legame diretto con il territorio di origine, mostrando come una specialità alimentare possa diventare parte dell’identità di una comunità.
Le castagne dell’Irpinia
Dalla provincia di Salerno all’Irpinia cambia il paesaggio e cambiano anche le colture.
Tra le produzioni riconosciute c’è la Castagna di Montella IGP, una delle specialità più note dell’area avellinese. Nell’elenco regionale delle produzioni a indicazione geografica figurano anche il Marrone di Roccadaspide, la Castagna di Roccamonfina e il Marrone/Castagna di Serino.
La castanicoltura è legata soprattutto alle aree collinari e montane, dove i castagneti hanno rappresentato per generazioni una risorsa agricola e alimentare.
In autunno il prodotto torna protagonista sulle tavole e nelle sagre locali, ma dietro una castagna c’è anche una parte della storia economica delle aree interne, dove il rapporto tra comunità e bosco ha avuto un ruolo importante.
La Melannurca, un frutto simbolo
Un altro viaggio possibile parte dalla Melannurca Campana IGP, produzione che interessa diverse aree della regione.
La Melannurca è una delle produzioni riconosciute nell’elenco delle IGP campane e rappresenta un esempio di come una varietà agricola possa diventare elemento riconoscibile dell’identità regionale.
Il suo percorso dal frutteto alla tavola passa attraverso pratiche agricole tradizionali e una lavorazione che ne ha caratterizzato la produzione nel tempo.
Dal prodotto alla comunità
Guardare alla Campania attraverso il cibo significa quindi attraversare territori molto diversi.
Ci sono le colline del Cilento con gli ulivi e i fichi, i Monti Picentini con la nocciola, le aree interne dell’Irpinia con i castagneti e le zone agricole dove sono coltivate produzioni ortofrutticole diventate riconoscibili anche oltre i confini regionali.
Ma il patrimonio agroalimentare campano non si esaurisce nei prodotti più conosciuti. L’elenco regionale comprende infatti centinaia di specialità tradizionali, dalle preparazioni gastronomiche ai prodotti da forno, dalle carni ai formaggi. Nell’ultimo aggiornamento del 2026 sono entrati anche quattro nuovi PAT: la Carne saucicciara di Pietramelara, la Mela Vaitanedda di San Mauro Cilento, la Scroppella castelvetrese e il Miele del Cilento.
È proprio questa varietà a rendere la tavola una possibile mappa della Campania: ogni prodotto porta con sé un luogo, una coltivazione, una tecnica e una comunità.












