Nuovi strumenti per un’edilizia sostenibile

di Redazione

Le nuove strategie di sviluppo: certificazioni e diagnosi energetica. Si definisce Attestato di Certificazione Energetica il documento redatto in conformità delle Linee Guida emanate col decreto ministeriale del 26 giugno 2009 che introduce su tutto il territorio nazionale la Certificazione Energetica degli edifici. Fra le regioni che devono seguire questa normativa ci sono quelle che non hanno ancora una propria legislazione in merito, fra queste c’è la  Campania. Per redigere l’Attestato di Certificazione di un edificio o di una unità immobiliare è necessario avviare la Diagnosi Energetica, cioè la procedura sistematica volta ad acquisire adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o di una unità immobiliare.

Per saperne di più sull’utilizzo e l’efficacia di questi nuovi strumenti, ci viene incontro Massimo Romano, esperto in architettura bioecologica e tecnologie sostenibili per l’ambiente, certificatore energetico CENED Regione Lombardia. Romano è, inoltre,  un  certificatore di II livello per indagini non distruttive attraverso il metodo della termografia a infrarossi, di misure in opera di parametri termo igrometrici (umidità, temperatura) ed in particolare della trasmittanza in opera, secondo la norma ISO 9869, attraverso l’utilizzo della termoflussometria.

Che cos’è realmente la certificazione energetica?
Certificare un edifico o un’unità immobiliare dal punto di vista energetico significa fornire una classificazione della qualità energetica sulla base di una scala di classi. La finalità della certificazione è principalmente quella di informare e di dare all’utente, non dotato di conoscenze tecniche, uno strumento per capire quanta energia consuma l’edificio in cui abita, o che intende acquistare o locare. In pratica, si può comparare alla targhetta che troviamo sugli elettrodomestici, dalla quale riusciamo a capire (in base a colori e lettere), se quell’apparecchio consuma poca o molta energia.

Quando è obbligatoria?
L’attestato di certificazione energetica è obbligatorio per gli edifici di nuova costruzione, per le compravendite a titolo oneroso, per le ristrutturazioni pesanti e, dal luglio 2009, anche per i contratti di locazione di singole unità immobiliari; inoltre, salvo eccezioni, è indispensabile per ottenere qualunque incentivo ed agevolazione statale.

Che differenza c’è tra la certificazione e la diagnosi energetica?
Anche se ogni certificazione energetica contiene delle raccomandazioni per il miglioramento energetico dell’edificio, che scaturiscono da un’analisi sommaria, è la diagnosi che rappresenta il cuore di ogni intervento di riqualificazione energetica, consistendo in un check up approfondito dello stato energetico dell’edificio ed in una valutazione economica degli interventi di miglioramento. Volendo avanzare un’analogia, come nel settore medico la diagnosi rappresenta l’individuazione di un fenomeno sulla base dell’analisi dei sintomi con cui si manifesta, ad esempio la febbre, per un edificio la patologia può essere rappresentata da un elevato consumo energetico, i cui sintomi sono analizzati dal professionista al pari di un tecnico specializzato nell’esecuzione di tac., endoscopie, risonanza magnetica, ecc.; il tecnico raccoglierà con misure strumentali una serie di dati, relativi alle condizioni di esercizio dell’edificio-impianto, e individuerà quindi una terapia di riqualificazione energetica, le giuste medicine, per curare l’edificio.

Cosa intende, più in dettaglio, per misure strumentali?
Le misure strumentali costituiscono parte integrante di una diagnosi energetica di qualità. Consistono in indagini non distruttive, condotte con diverse metodologie e strumentazioni, quali la termografia a infrarossi che permette di effettuare valutazioni qualitative sulle condizioni degli elementi involucranti e sulle dispersioni termiche, l’utilizzo della termoflussometria, per misurare in opera la trasmittanza ed infine i test di tenuta all’aria blower door test, per controllare la formazione di condensa interstiziale e la presenza di infiltrazioni d’aria.

Lei  parlava di valutazioni economiche per gli interventi di riqualificazione energetica, ci spieghi meglio.
L’esecuzione di interventi migliorativi dell’efficienza energetica presuppongono delle  simulazioni e valutazioni economiche, con le quali valutare il ritorno economico dell’investimento e quindi il reddito attivo dato dagli interventi di risparmio energetico. Personalmente credo che gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche nei settori pubblico e privato non necessitino di alcuna agevolazione o finanziamento statale, in quanto gli interventi vengono ripagati nel corso del tempo dai minori consumi energetici. E’ opportuno essere consigliati da un professionista responsabile che, anche attraverso la stipula di opportune misure assicurative, validerà i suoi calcoli e quindi i risparmi energetici ed  economici.

Non crede che i finanziamenti pubblici siano necessari per incentivare interventi di valorizzazione energetica?
Come già le ho detto, ritengo che gli investimenti siano ripagati dallo stesso risparmio energetico; comunque, a riguardo nel settore privato c’è la possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali del 55% per interventi di miglioramento dell’ efficienza energetica, inoltre, per il settore pubblico, sono stati attivati dei finanziamenti da parte del Ministero dell’Ambiente, mi riferisco al bando per  l’efficientamento degli edifici pubblici per i piccoli Comuni. Le dirò di più, giace alla Camera dei Deputati un disegno di legge, “norme per il risparmio energetico e le rinnovabili negli edifici pubblici”, che, qualora venisse convertito in legge, darà la possibilità agli enti locali di avere accesso al credito per l’ammontare dell’ investimento, con lo stanziamento per ogni intervento di 1,5 milioni di euro dal 2011 al 2020, in deroga  al patto di stabilità.

Di che ordine di grandezza può essere il risparmio energetico di un edificio pubblico attuabile attraverso interventi di riqualificazione energetica?
Non è possibile effettuare una stima a priori, in quanto bisogna conoscere i dati dell’edificio in questione. Di certo l’entità del risparmio non è solo funzione degli interventi strutturali di miglioramento dell’efficienza energetica, le buone prassi di comportamento e gestione dell’edificio da parte degli utenti hanno un peso tutt’altro che secondario.

Quali sono gli scenari futuri per il settore edilizio ed urbanistico?
La nuova direttiva comunitaria sul rendimento energetico in edilizia parla chiaro: entro il 2020 gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a zero emissioni. Quindi per il futuro appare inderogabile ed imprescindibile la nozione di progetto ecosostenibile, questo perché il comparto edilizio risulta essere responsabile del 40% del consumo di energia. Per ridurre le emissioni di gas climoalteranti, la questione va affrontata con un processo di qualità che coinvolga tutti gli attori del sistema delle costruzioni: dalla pianificazione urbanistica, alla progettazione, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, in modo da rispondere alle esigenze dell’ecosistema Terra.

Che cos’è il progetto ecosostenibile?
Progettare secondo i principi dell’ecosostenibilità significa progettare secondo natura, cioè orientare il progetto dalle prime fasi di ideazione verso l’ottimizzazione delle risorse locali e la salvaguardia dell’ambiente. I principi o buone pratiche sono riassumibili, nell’utilizzo di materiali locali ed ecocompatibili, in tecniche di risparmio energetico, nell’impiego di sistemi passivi bioclimatici, nella razionalizzazione, riuso e riciclaggio della risorsa idrica, nel potenziamento delle connessioni ecologiche, nel comfort degli spazi aperti, nell’utilizzo  ed integrazione di sistemi di acquisizione attiva di energie rinnovabile, nel comfort degli ambienti interni e nella interazione con le caratteristiche climatiche del sito (vento, sole, umidità, temperatura, precipitazioni, ecc.).


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