Una nuova ricerca scientifica dell’Università di Pisa mette in luce una trasformazione significativa nel regime delle precipitazioni in Italia negli ultimi due secoli: piove meno frequentemente, ma quando le precipitazioni si verificano, sono più intense e violente. Lo studio, firmato dai climatologi Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research, è il primo a integrare dati pluviometrici storici con misurazioni moderne su un arco temporale così esteso.
Due secoli di dati per leggere il cambiamento
La ricerca ha analizzato oltre 200 anni di dati sulle piogge provenienti da archivi storici e reti strumentali distribuite in sei grandi aree climatiche italiane. Il quadro che emerge è un cambiamento strutturale: le quantità medie di pioggia sono diminuite, ma gli eventi estremi – cioè i nubifragi e le precipitazioni intense – sono aumentati nel tempo.
Le diminuzioni più marcate si osservano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, dove sono stati individuati tre grandi minimi storici di precipitazioni attorno agli anni 1820, 1920 e 1980. Al contrario, nei medesimi territori sono emersi picchi di pioggia di grande intensità in corrispondenza di periodi come il 1870, il 1930 e i primi anni Duemila.
Cosa cambia nel tempo
La tendenza osservata non è omogenea su tutto il territorio nazionale, ma indica un pattern comune di fondo: una riduzione delle piogge complessive negli ultimi decenni, associata a una crescita della violenza degli eventi meteorologici. Questo fenomeno è presente sia nelle regioni settentrionali sia in quelle centrali e meridionali, sebbene con intensità e dinamiche leggermente diverse.
I ricercatori attribuiscono questa dinamica principalmente all’aumento delle temperature medie globali e alle modificazioni nelle grandi configurazioni atmosferiche che interessano l’Europa e il bacino del Mediterraneo. In particolare, alcune correnti atlantiche responsabili delle piogge stagionali raggiungono con minore frequenza il Paese, mentre sistemi anticiclonici più stabili contribuiscono a periodi prolungati di siccità. Allo stesso tempo, un Mediterraneo più caldo favorisce l’accumulo di umidità e di energia nell’atmosfera, con il risultato di concentrare grandi quantità di pioggia in brevi finestre temporali.
Implicazioni per territorio e società
Questi cambiamenti climatici hanno conseguenze concrete sulla gestione delle risorse idriche, sull’agricoltura, sulle infrastrutture e sulla sicurezza dei territori. La riduzione delle precipitazioni medie può compromettere la ricarica delle falde acquifere, aggravando fenomeni di siccità soprattutto nei mesi estivi e mettendo sotto stress i sistemi di approvvigionamento. Parallelamente, l’aumento delle precipitazioni intense è associato a un maggior rischio di alluvioni improvvise, frane e stress sulle reti di drenaggio urbano.
Secondo gli autori dello studio, comprendere questi andamenti è essenziale per progettare politiche di adattamento climatico efficaci: dall’adeguamento delle infrastrutture idriche e di difesa del suolo, alla pianificazione territoriale più attenta ai rischi meteorologici estremi.
Uno sguardo al futuro
Lo studio pisano si inserisce in un quadro internazionale di ricerche sul clima, che sempre più evidenziano l’importanza di guardare non solo alle medie climatiche ma anche alla variabilità e distribuzione degli eventi estremi. Per l’Italia, un Paese geograficamente eterogeneo e già vulnerabile dal punto di vista idrogeologico, i risultati di questa ricerca rappresentano un ulteriore campanello d’allarme.


