26 Febbraio 2026
26 Febbraio 2026

Come diventare dog sitter in Italia: dalla passione alla professione tra competenze, regole e opportunità

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Come diventare dog sitter in Italia: dalla passione alla professione tra competenze, regole e opportunità

Nel corso degli ultimi anni la figura del dog sitter ha conquistato sempre più spazio nel panorama delle professioni legate agli animali domestici. In un Paese in cui i cani sono ormai parte integrante delle famiglie — secondo l’ultimo rapporto Eurispes gli animali da compagnia sono presenti in circa un italiano su due — prendersi cura di un cane per conto terzi non è più solo un semplice passatempo, ma un’opportunità concreta di lavoro.

Diventare dog sitter in Italia richiede innanzitutto una solida preparazione sulle esigenze comportamentali e fisiologiche dei cani. Non si tratta, infatti, di una semplice passeggiata con l’animale: la professione richiede competenze di base in educazione, gestione delle dinamiche sociali tra cani, conoscenza dei segnali di stress o disagio e capacità di intervenire in sicurezza in varie situazioni. Per questo motivo molti aspiranti scelgono di frequentare corsi di formazione specifici, organizzati da enti riconosciuti, che offrono nozioni su etologia, comportamento animale, gestione di emergenze e primo soccorso veterinario.

Non esiste un albo professionale nazionale per dog sitter, ma la natura del lavoro — soprattutto se svolto in forma continuativa e con ritenuta d’acconto o partita IVA — richiede di adeguarsi alla normativa fiscale e previdenziale italiana. La maggior parte dei dog sitter operano come liberi professionisti: per essere in regola, devono aprire una partita IVA o in alternativa lavorare tramite contratti di collaborazione occasionale, se il volume di interventi è limitato nel tempo e nel compenso. In entrambi i casi è fondamentale dichiarare i compensi percepiti e versare i contributi nei modi previsti dalla legge.

Al di là degli aspetti fiscali, la professione richiede una copertura assicurativa specifica. Un’adeguata polizza di responsabilità civile professionale tutela il dog sitter in caso di danni causati all’animale, a terzi o a cose durante lo svolgimento dell’incarico. Diverse compagnie assicurative in Italia offrono soluzioni dedicate ai professionisti del pet care, con coperture adattate alle esigenze di chi lavora con animali.

La costruzione di una solida rete di clienti è un altro elemento chiave. Oltre al passaparola, molti dog sitter utilizzano piattaforme online specializzate o social network per farsi conoscere, mostrando le proprie competenze, referenze e recensioni da parte di chi ha già usufruito del servizio. La presenza di un sito web o di un portfolio fotografico può aiutare a trasmettere professionalità e a instaurare fiducia con i proprietari degli animali.

Non manca la possibilità di specializzarsi: alcuni dog sitter decidono di offrire servizi aggiuntivi come l’addestramento di base, l’assistenza in caso di ansia da separazione, il pet-sitting a domicilio durante le vacanze dei proprietari o accompagnamento in attività all’aperto più impegnative. Tali specializzazioni richiedono ulteriori competenze e, in certi casi, certificazioni specifiche, ma possono aumentare le opportunità di reddito e la soddisfazione professionale.

Dal punto di vista etico, lavorare con gli animali impone di mettere al primo posto il benessere del cane. Ciò significa rispettare i suoi ritmi, non forzare comportamenti, garantire pause durante le passeggiate e comunicare in modo chiaro con i proprietari circa eventuali segnali di stress o difficoltà. Il riferimento a linee guida internazionali sull’etologia canina è spesso suggerito nei percorsi formativi proprio per evitare errori di approccio che possono compromettere la relazione tra animale e professionista.

Il mercato del pet care in Italia è in crescita, sostenuto da una domanda sempre più attenta alla qualità dei servizi offerti. Secondo i dati di settore, la spesa per animali domestici continua ad aumentare, con una particolare attenzione alle offerte che garantiscono professionalità e affidabilità. In questo contesto, il ruolo del dog sitter — se esercitato con competenza, preparazione e rispetto delle normative — può rappresentare non solo una fonte di reddito, ma anche una risposta concreta alle esigenze di famiglie sempre più impegnate nel lavoro e nella gestione quotidiana dei propri compagni a quattro zampe.

In definitiva, diventare dog sitter in Italia significa trasformare una passione in un mestiere, investendo in formazione, adeguando la propria posizione fiscale e garantendo ai cani e ai loro proprietari un servizio responsabile e qualificato. Un percorso che richiede impegno, ma che riflette l’evoluzione del rapporto tra uomo e animale nel nostro Paese.

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