2 Febbraio 2026

Come funziona ChatGPT: dentro il motore dell’intelligenza artificiale generativa

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Come funziona ChatGPT: dentro il motore dell’intelligenza artificiale generativa

Negli ultimi anni ChatGPT è diventato uno degli strumenti di intelligenza artificiale più citati, usati e discussi, spesso con entusiasmo ma anche con timori e fraintendimenti. Ma come funziona davvero ChatGPT? E cosa c’è dietro le risposte che ogni giorno milioni di persone leggono sullo schermo?

Al centro di ChatGPT c’è un modello linguistico di grandi dimensioni (Large Language Model, LLM), sviluppato da OpenAI. In termini semplici, si tratta di un sistema addestrato a riconoscere schemi nel linguaggio umano e a prevedere quale parola, o sequenza di parole, abbia maggiore probabilità di seguire un testo dato. Non “capisce” nel senso umano del termine, ma calcola probabilità linguistiche basandosi su enormi quantità di dati.

L’addestramento: dati, regole e supervisione umana

ChatGPT viene addestrato su un vasto insieme di testi: libri, articoli, siti web, documenti pubblici e contenuti concessi in licenza. Questo processo iniziale, chiamato pre-training, permette al modello di apprendere grammatica, stile, contesto e relazioni tra concetti.

A questa fase segue un passaggio cruciale: il reinforcement learning from human feedback (RLHF). In pratica, persone reali valutano le risposte del modello, correggono errori, segnalano contenuti problematici e indicano quali risposte siano più utili o appropriate. È qui che il sistema impara non solo a essere coerente, ma anche a rispettare criteri di sicurezza, chiarezza e utilità.

Come nasce una risposta

Quando un utente scrive una domanda, ChatGPT non cerca informazioni su internet in tempo reale (a meno che non venga esplicitamente abilitata la navigazione). Analizza invece il testo in ingresso, lo trasforma in rappresentazioni matematiche e genera una risposta parola per parola, scegliendo ogni volta l’opzione statisticamente più coerente con il contesto.

Questo significa che ChatGPT non ha memoria personale, opinioni o intenzioni, né una comprensione del vero o del falso paragonabile a quella umana. Può produrre errori, imprecisioni o risposte apparentemente convincenti ma sbagliate, un fenomeno noto come hallucination. Per questo, soprattutto in ambiti sensibili come la medicina, il diritto o la scienza, l’output va sempre verificato.

Cosa sa fare (e cosa no)

ChatGPT è particolarmente efficace in attività legate al linguaggio: scrittura, sintesi, traduzione, analisi di testi, supporto allo studio, brainstorming creativo e assistenza al codice. È uno strumento generalista, progettato per adattarsi a contesti diversi, dal lavoro editoriale alla didattica.

Non è però un motore di ricerca, non sostituisce esperti umani e non prende decisioni autonome. Funziona solo in risposta agli input dell’utente e all’interno di regole precise, pensate per limitare usi impropri o dannosi.

Impatti e prospettive

L’introduzione di strumenti come ChatGPT sta già cambiando il modo di lavorare in settori come comunicazione, editoria, customer service e formazione. Più che una sostituzione, si sta delineando un rapporto di collaborazione: l’IA come supporto, acceleratore e strumento di accesso alla conoscenza.

La sfida, oggi, non è tanto chiedersi se ChatGPT sia “intelligente”, quanto come usarlo in modo consapevole. Capirne il funzionamento è il primo passo per integrarlo responsabilmente nei processi professionali e culturali, evitando tanto l’entusiasmo acritico quanto il rifiuto ideologico.

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