Cinquant’anni fa, l’8 marzo 1976, moriva in un incidente stradale il poeta e giornalista Alfonso Gatto, una delle voci più intense della lirica italiana del Novecento. Nato a Salerno il 17 luglio 1909, Gatto fu tra i protagonisti della stagione dell’ermetismo e autore di una poesia capace di fondere memoria, paesaggio mediterraneo e tensione civile.
La sua morte avvenne lungo la via Aurelia, nella Maremma toscana, nei pressi di Capalbio. Il poeta rimase gravemente ferito in un incidente d’auto e morì poco dopo durante il trasporto verso l’ospedale di Orbetello. Aveva 66 anni.
Figura centrale della cultura letteraria del Novecento, Gatto visse una giovinezza inquieta e irregolare: lasciò presto la città natale e attraversò diverse esperienze di lavoro, tra cui insegnante, correttore di bozze e giornalista. Frequentò gli ambienti intellettuali di Napoli, Firenze e Milano, entrando nel vivo della stagione poetica che negli anni Trenta rinnovò il linguaggio lirico italiano.
L’esordio avvenne nel 1932 con la raccolta Isola, considerata tra i testi che segnarono l’affermazione dell’ermetismo accanto alle opere di poeti come Giuseppe Ungaretti. Negli anni successivi la sua attività culturale si allargò anche al giornalismo e alla critica d’arte. A Firenze fondò insieme allo scrittore Vasco Pratolini la rivista letteraria Campo di Marte, esperienza significativa nel panorama intellettuale dell’epoca.
L’impegno civile accompagnò tutta la sua vita. Arrestato nel 1936 per attività antifascista e detenuto nel carcere di San Vittore, nel dopoguerra continuò a collaborare con giornali e riviste, consolidando una produzione poetica che univa lirismo e attenzione alla storia collettiva.
Tra le sue raccolte più note figurano Poesie 1929-1941, La storia delle vittime e Osteria flegrea. Accanto alla scrittura, Gatto coltivò anche la pittura e una lunga attività giornalistica che lo rese una presenza autorevole nel dibattito culturale italiano del secondo Novecento.
A cinquant’anni dalla scomparsa, la figura del poeta salernitano torna al centro di iniziative, letture e incontri che ne ricordano il ruolo nella poesia italiana del secolo scorso. Sulla sua tomba nel cimitero di Salerno è inciso il saluto dell’amico Eugenio Montale, che sintetizza il senso della sua opera: «per lui vita e poesia furono un’unica testimonianza d’amore».











