I luoghi di culto cattolici in Italia stanno vivendo una trasformazione silenziosa ma significativa nel modo in cui i fedeli possono esprimere la loro generosità. L’«obolo» tradizionalmente raccolto nei cestini dell’offertorio sta lasciando spazio a tecnologie digitali e strumenti elettronici, aprendo un dibattito su praticità, trasparenza e rapporto tra fede e strumenti moderni.
Negli ultimi mesi sono state avviate in diverse città italiane fasi pilota per l’introduzione di postazioni digitali per le offerte, spesso in forma di totem dotati di POS e strumenti di pagamento elettronico. Il progetto — pensato da Banco BPM insieme alla società di tecnologia dei pagamenti Numia e alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) — prevede l’installazione di 100 totem digitali in altrettante chiese sul territorio nazionale. L’iniziativa segue esperienze già avviate in luoghi simbolo come la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Assisi e l’infopoint del Vaticano.
Padri e fedeli davanti al digitale
In pratica, oltre al tradizionale cestino per le offerte, le chiese offrono ai fedeli la possibilità di donare con carte di credito o strumenti digitali tramite dispositivi posizionati in punti accessibili all’ingresso o nella navata centrale. Questo approccio è visto da molti come una risposta ai cambiamenti culturali e alle abitudini di pagamento della società moderna, dove i contanti sono sempre meno utilizzati.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da una parte, facilitare la partecipazione alla vita economica della comunità ecclesiale anche per chi non porta con sé moneta fisica, dall’altra aumentare la trasparenza e la tracciabilità delle offerte, aspetti utili per la gestione ordinaria delle parrocchie.
Un processo graduale e attento alle peculiarità ecclesiali
Secondo don Claudio Francesconi, economo della CEI, il progetto si inserisce «in un dialogo ampio con le istituzioni e gli operatori del settore», con la convinzione che trasparenza e valorizzazione della generosità dei fedeli siano obiettivi concreti e condivisi, raggiungibili mantenendo il rispetto delle peculiarità ecclesiali.
Questa cautela è centrale nel dibattito interno: l’adozione di strumenti digitali non è vista come un’alternativa alle pratiche tradizionali, ma come un ampliamento delle possibilità a disposizione dei fedeli. In molte realtà parrocchiali, infatti, l’offerta in contanti rimane la forma prevalente, soprattutto tra le generazioni più anziane e nelle comunità rurali. Le tecnologie digitali vengono quindi integrate gradualmente, nel rispetto dei tempi e dei ritmi propri della comunità ecclesiale.
Tecnologie e pastorale: oltre il POS
L’attenzione verso l’innovazione non si limita ai soli sistemi di pagamento. Nel mondo cristiano di varie confessioni la tecnologia dell’intelligenza artificiale comincia a farsi strada anche in ambiti pastorali differenti. Secondo un recente studio condotto su oltre 594 pastori e operatori di chiesa, circa due terzi dei leader religiosi utilizzano strumenti di IA per preparare i loro sermoni o materiali di comunicazione. La percentuale è in aumento rispetto all’anno precedente, con oltre il 60% che riferisce un uso settimanale o quotidiano di tool digitali avanzati per supportare il proprio lavoro.
Questa tendenza testimonia come l’adozione di tecnologie non sia confinata alla gestione economica delle comunità, ma si estenda anche alla cura delle relazioni, alla comunicazione e alla preparazione dei contenuti spirituali. Tuttavia, lo studio sottolinea anche crescenti preoccupazioni etiche: molti leader ritengono infatti che l’IA possa essere uno strumento utile se usato come supporto, ma non come sostituto della relazione umana e del discernimento pastorale.
Bilanciare innovazione e identità ecclesiale
L’evoluzione digitale delle offerte nelle chiese suscita opinioni diverse tra fedeli e operatori pastorali. Da un lato, c’è chi accoglie con favore le nuove modalità, soprattutto tra i più giovani e i frequentatori occasionali delle comunità; dall’altro, c’è chi invita a mantenere un equilibrio tra comodità tecnologica e valori spirituali della donazione. Il gesto dell’offerta, insito nella tradizione cristiana, porta con sé un significato simbolico che va oltre il valore economico: rappresenta un atto di partecipazione alla vita comunitaria e alla missione della Chiesa.
Foto: AGI


