Il legame tra il Vallo di Diano e il Venezuela affonda le radici all’inizio del secolo scorso, quando migliaia di valdianesi partirono per Caracas in cerca di fortuna. Molti l’hanno trovata, lasciando un segno profondo nella storia economica e sociale del territorio.
Tra le figure simbolo c’è Filippo Gagliardi, partito giovanissimo e diventato uno dei più importanti imprenditori edili del Venezuela, contribuendo allo sviluppo infrastrutturale anche al suo ritorno in Italia.
Comunità divise e contatti difficili
Oggi, migliaia di discendenti di terza generazione vivono ancora in Venezuela. Valentino Di Brizzi, presidente dell’associazione Vallo di Diano-Venezuela, racconta di notti trascorse svegli tra messaggi WhatsApp e video provenienti da Caracas, spesso interrotti dalle esplosioni.
«Hanno paura, ma stanno festeggiando», spiega. Dall’ambasciata italiana è arrivata la raccomandazione di restare in casa. «Ci è stato sconsigliato di recarci in Venezuela anche nel 2025, per i rischi legati alla sicurezza e alle proprietà».
Il ritorno forzato
Negli ultimi anni molti italo-venezuelani sono rientrati nel Vallo di Diano. Tra loro Alessandro Maggio, tornato nel 2023: «Mancavano i servizi sanitari, lo stipendio non bastava più e mio figlio è stato sequestrato per un riscatto. Era diventato impossibile vivere».
Storie di beni confiscati, attività perdute e famiglie spezzate sono purtroppo comuni. «La situazione politica in Venezuela è stata nefasta prima con Chávez e poi con Maduro», raccontano in molti.
Oggi, tra paura e speranza, le comunità italo-venezuelane attendono un ritorno alla normalità. «Speriamo che ora le proprietà tornino ai legittimi proprietari e che il Paese possa finalmente ritrovare stabilità», conclude Di Brizzi.


