Le critiche alla proposta della DMO Cilento aprono il confronto politico ad Agropoli. A sollevarle è il consigliere comunale di minoranza Massimo La Porta, che sui social ha messo in discussione l’impostazione del progetto e il ruolo che il Comune andrebbe ad assumere nella futura gestione delle politiche turistiche, evidenziando carenze di trasparenza e partecipazione.
La proposta arriva dall’amministrazione comunale di Agropoli, guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi, che ha avanzato l’idea di istituire una Destination Management Organization per la gestione coordinata delle destinazioni turistiche del territorio, denominata “DMO Cilento”. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe rafforzare il coordinamento e la programmazione delle politiche turistiche, ma che ha già sollevato perplessità.
Secondo il consigliere, il rischio è quello di trasformare uno strumento di sviluppo territoriale in un meccanismo di intermediazione amministrativa, con una progressiva marginalizzazione dell’ente pubblico. «Non è sviluppo territoriale, è amministrazione per intermediazione. Non è programmazione pubblica, è frammentazione del potere pubblico. Non è efficienza, è sopravvivenza degli apparati».
Nel suo intervento, La Porta richiama il Decreto Dirigenziale n. 310 del 14 luglio 2025, spesso citato a sostegno della nascita delle DMO. Un decreto che, a suo avviso, «non impone la creazione di nuovi carrozzoni né l’esternalizzazione delle funzioni pubbliche», ma si limita a disciplinare il riconoscimento delle DMO come strumenti di governance integrata. «La DMO non deve sostituirsi al Comune – sottolinea – ma affiancarlo e rafforzarne la capacità di programmazione e coordinamento».
La critica si concentra soprattutto sull’eventuale affidamento della gestione a soggetti intermedi, come GAL o strutture esterne. Una scelta che, secondo La Porta, svuoterebbe il significato stesso della DMO, trasformandola da strumento di governo del territorio a semplice apparato amministrativo, con costi aggiuntivi e minore controllo pubblico sulle risorse. «La DMO, secondo la Regione, non deve sostituirsi al Comune. – dice – Deve affiancarlo, supportarlo, rafforzarne la capacità programmatoria, strategica e di coordinamento delle politiche turistiche. Quando invece il Comune capofila rinuncia a gestire direttamente risorse, progetti e programmazione, demandando tutto a GAL e soggetti intermedi, non sta applicando il decreto: lo sta svuotando del suo significato. Sta trasformando uno strumento di governo del territorio in un meccanismo di intermediazione amministrativa».
Ai microfoni dell’emittente Rete7, La Porta ha inoltre evidenziato una scarsa trasparenza e una limitata partecipazione. «Una delibera approvata il 30 dicembre 2025 è arrivata solo due giorni fa: è inaccettabile, perché un argomento di questo genere doveva essere discusso in commissione consiliare permanente. Il decreto regionale che offre la possibilità di creare integrazione tra pubblico e privato viene snaturato nel momento in cui la partecipazione viene decisa a priori».
«Un Comune capofila dovrebbe crescere in competenze, programmazione diretta, controllo delle risorse e responsabilità politica verso i cittadini», conclude il consigliere di minoranza.



