20 Febbraio 2026
20 Febbraio 2026

Edilizia italiana alla prova della sostenibilità: tra rifiuti, circolarità e normative emergenti

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Edilizia italiana alla prova della sostenibilità: tra rifiuti, circolarità e normative emergenti

Il settore delle costruzioni in Italia si trova oggi a un punto di svolta. Storico volano dell’economia nazionale, il comparto è chiamato a coniugare la sua funzione produttiva con le esigenze imposte dalla transizione ecologica, in un’epoca in cui norme, pratiche e capacità operativa devono evolvere rapidamente per rispondere a pressioni ambientali e sociali. Secondo un’analisi pubblicata da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), il settore produce oltre 83 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, una quota significativa del totale italiano di rifiuti speciali, ponendo l’edilizia come uno dei principali attori nella sfida della sostenibilità ambientale.

Il rapporto evidenzia che, pur con una crescente attenzione ai consumi energetici e alla gestione delle risorse, la diffusione di pratiche di riuso dei materiali e di impiego di componenti ecocompatibili rimane limitata. Solo una minoranza di imprese del comparto adotta sistemi di monitoraggio e gestione integrata dei consumi idrici ed energetici, mentre le opportunità offerte da modelli circolari sono ancora parzialmente sfruttate.

La produzione di rifiuti da costruzione e demolizione, che rappresenta una parte importante delle tonnellate complessive, costituisce un nodo cruciale. Sebbene l’Italia abbia raggiunto un tasso di riciclo dell’81% per questi materiali, superando gli obiettivi europei e collocandosi tra gli esempi più avanzati in Europa, la trasformazione degli scarti in risorse permeanti e performanti per il settore resta una sfida strutturale.

Un altro fronte critico è l’adeguamento alle nuove normative ambientali. A dicembre 2025 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto sui Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, che entrerà in vigore dal febbraio 2026. Il provvedimento introduce criteri più rigidi per contratti pubblici di progettazione e lavori, includendo requisiti di sostenibilità nella scelta dei prodotti, nella gestione dei rifiuti e nei criteri ESG (Environmental, Social and Governance). L’aggiornamento normativo riflette la crescente attenzione delle istituzioni verso pratiche di costruzione più ecologiche ed efficienti, ma impone anche alle imprese uno sforzo di adeguamento operativo non semplice.

Le dinamiche di mercato aggiungono ulteriori pressioni. Nonostante alcune flessioni nei prezzi di materiali come energia o PVC, la contrazione degli investimenti nel settore edile — stimata in calo del 2,5% nel 2025 rispetto all’anno precedente — e la riduzione delle riqualificazioni residenziali evidenziano una domanda che stenta a ripartire con vigore. Secondo i dati del Cresme, la diminuzione degli incentivi come il Superbonus e la complessità burocratica hanno inciso sull’attività delle imprese, spingendo molte verso una fase di riorientamento strategico.

La transizione verso un’edilizia più sostenibile comporta anche la digitalizzazione dei processi, la professionale formazione delle maestranze e l’integrazione di tecnologie innovative. Manifestazioni come il Smart Building Expo di Milano, che nel 2025 ha riunito attori chiave per discutere di decarbonizzazione e innovazione, testimoniano la crescente centralità di sistemi energetici intelligenti e approcci integrati.

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