Educare i giovani alla tutela dell’ambiente e alla sostenibilità è diventato un obiettivo normativo esplicito del sistema scolastico italiano, ma resta un percorso in evoluzione, con risultati concreti variabili tra realtà territoriali e istituti. La normativa nazionale, culminata con l’introduzione dell’educazione civica obbligatoria e arricchita da iniziative ministeriali e locali, ha formalizzato il ruolo dell’educazione ambientale all’interno dei programmi scolastici, pur senza istituire una disciplina autonoma specifica.
Il punto di svolta è rappresentato dalla legge 20 agosto 2019, n. 92, che ha introdotto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica in tutte le scuole italiane a partire dall’anno scolastico 2020/2021. Questa materia obbligatoria, prevista per tutti gli ordini e gradi del sistema scolastico, non è una disciplina “a sé stante”, ma si declina attraverso più ambiti tematici che devono essere integrati nei curricoli delle istituzioni scolastiche. Tra questi ambiti figurano in modo specifico la sostenibilità ambientale e il rapporto con il territorio, insieme a cittadinanza digitale, diritti e partecipazione.
Le linee guida nazionali per l’insegnamento dell’educazione civica – aggiornate di recente con il decreto ministeriale n. 183 del 7 settembre 2024 – puntano a garantire almeno 33 ore annuali dedicate a questa disciplina trasversale, articolate in modo da consentire alle scuole di affrontare, tra gli altri temi, anche questioni legate alla sostenibilità e al clima.
L’inserimento dell’educazione ambientale nel quadro dell’educazione civica riflette un approccio interdisciplinare: non si tratta di una materia specifica con un proprio spazio orario fisso, come le scienze o la storia, ma di un contenuto che deve essere integrato all’interno delle varie discipline curricolari per favorire competenze trasversali e un approccio critico. Secondo le indicazioni ministeriali, i contenuti ambientali possono essere veicolati da geografia, scienze, lettere e perfino materie tecniche, con l’intento di lavorare su conoscenza e responsabilità dei ragazzi verso le sfide globali della sostenibilità.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ribadisce in documenti ufficiali che la scuola è il “luogo di elezione” per attivare percorsi didattici su sostenibilità, patrimonio paesaggistico, gestione del rischio e cultura ambientale, in sinergia con enti locali, istituzioni e organismi del territorio. L’educazione ambientale è infatti concepita come parte di un più ampio percorso di “cittadinanza globale”, che punta a collegare conoscenze ecologiche con comportamenti di vita consapevoli e rispettosi dell’ambiente.
Sul fronte operativo, molte regioni e province autonome hanno sviluppato progetti specifici per l’anno scolastico in corso. Ad esempio, in Trentino un catalogo di oltre 450 proposte didattiche articolate per grado scolastico è disponibile per i docenti, offrendo moduli su rifiuti, consumi responsabili e temi prioritari dell’Agenda 2030 su sostenibilità e stili di vita.
Nonostante queste iniziative, gli aspetti applicativi lasciano spazi di miglioramento. L’educazione ambientale resta spesso dipendente dalle scelte dell’istituto e dalla preparazione dei docenti, con differenze sensibili tra scuole e territori. L’obbligatorietà formale dell’insegnamento di educazione civica con contenuti ambientali non sempre si traduce in percorsi strutturati e coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030, anche perché la normativa lascia ampi margini di autonomia ai singoli istituti sull’organizzazione delle attività.
La dimensione internazionale ha influenzato l’evoluzione del quadro italiano. Programmi e linee guida dell’UNESCO sull’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale sono stati recepiti come riferimento di buone pratiche da integrare nel contesto scolastico, anche se non esistono, ad oggi, obblighi specifici oltre a quelli già delineati a livello nazionale.




