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2 Marzo 2026
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Emicrania, grazie ai nuovi farmaci tre pazienti su quattro possono vivere senza crisi

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Emicrania, grazie ai nuovi farmaci tre pazienti su quattro possono vivere senza crisi

Per anni è stata liquidata come “un semplice mal di testa”, spesso sopportato in silenzio soprattutto dalle donne. Oggi l’emicrania è riconosciuta come una delle patologie più invalidanti nella fascia d’età lavorativa e, grazie ai progressi della ricerca, nel 75% dei casi può essere controllata con terapie mirate.

Il dato è emerso nel corso del simposio organizzato a Firenze per i 50 anni della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc), che ha fatto il punto su mezzo secolo di evoluzione scientifica e terapeutica.

L’emicrania colpisce 1,2 miliardi di persone nel mondo e almeno 9 milioni in Italia. È una malattia cronica che può accompagnare chi ne soffre per decenni e che interessa prevalentemente donne giovani, spesso fin dall’adolescenza. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra i 20 e i 50 anni rappresenta la patologia più disabilitante.

Se oggi si parla di una condizione sempre più gestibile, il merito è di un cambio di paradigma nella comprensione dei meccanismi biologici alla base della malattia. Negli anni Novanta l’introduzione dei triptani ha segnato il primo passo verso una terapia specifica per l’attacco acuto. Tuttavia questi farmaci, pur efficaci, non sono indicati per tutti i pazienti e non svolgono una funzione preventiva.

La svolta più recente è arrivata con i farmaci diretti contro il CGRP (calcitonin gene-related peptide), proteina coinvolta nella trasmissione del dolore e nei fenomeni infiammatori tipici dell’emicrania. Gli anticorpi monoclonali e le nuove terapie orali consentono non solo di interrompere l’attacco, ma anche di ridurne frequenza e intensità nel tempo. Secondo gli specialisti, le opzioni oggi disponibili permettono di trattare con successo circa tre pazienti su quattro, con effetti collaterali generalmente limitati.

Resta tuttavia un divario tra possibilità terapeutiche e reale accesso alle cure. In Italia si stima che circa 300 mila persone soffrano di emicrania cronica – con sintomi per almeno 15 giorni al mese – ma solo una quota minoritaria è in trattamento con farmaci specifici. Tra burocrazia, percorsi prescrittivi complessi e costi, appena un paziente su dieci tra quelli che ne avrebbero indicazione riceve le terapie innovative.

Gli esperti sottolineano anche il problema della sottovalutazione della malattia, che porta molti a ricorrere in modo eccessivo a farmaci sintomatici, con il rischio di abuso e peggioramento del quadro clinico. Con meno di otto attacchi al mese può essere sufficiente la gestione del medico di famiglia; oltre questa soglia è consigliato rivolgersi a un centro cefalee per valutare un percorso di profilassi.

La ricerca, intanto, guarda avanti: l’obiettivo è comprendere sempre meglio i diversi sottotipi di emicrania per arrivare a una medicina più personalizzata, capace di rispondere anche a quel 20% di pazienti che oggi non ottiene benefici adeguati.

Dalla banalizzazione alla terapia mirata: in mezzo secolo l’emicrania è passata da disturbo spesso frainteso a patologia sempre più trattabile. La sfida ora è rendere questa possibilità concreta per tutti.

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