Oggi, in occasione della Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, che ricorre ogni terza domenica di novembre, arriva un messaggio forte e privo di filtri.
A lanciarlo è Teresa Astone, referente per i progetti dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada di Salerno e Cilento (Aifvs APS), che per questa edizione ha scelto di non organizzare alcuna iniziativa pubblica. Una scelta simbolica, che diventa essa stessa una denuncia.
«E quest’anno non organizzerò nulla. Non per mancanza di amore, né di rabbia, né di coraggio. Ma perché ho capito che non servono più le foto di volti perduti, né le piazze piene di croci», spiega Astone, sottolineando come il dolore delle famiglie continui a essere un eco isolato: «La verità è che ricordiamo sempre noi… le famiglie che hanno perso qualcuno, le associazioni che da anni gridano nel vuoto. Gli altri restano spettatori distratti».
Le sue parole arrivano in un contesto già segnato da nuove tragedie: altre giovani vite spezzate, altri feriti gravi, altre famiglie travolte dal lutto. Vicende che, come osserva ancora Astone, «faranno rumore per un giorno, forse due… poi verranno inghiottite dal silenzio di sempre. Un silenzio che uccide quanto l’impatto contro l’asfalto».
Al centro della sua riflessione c’è una critica che le associazioni ribadiscono da anni: la strada non è solo un luogo fisico, ma lo specchio di un sistema carente, in cui controlli insufficienti, leggerezze e comportamenti irresponsabili producono conseguenze drammatiche. «Le strade restano un campo di battaglia: velocità, distrazioni, superficialità, egoismi. La combinazione perfetta per trasformare una vita in un numero».
Per questo, secondo Astone, non bastano più raduni, fiaccolate o cortei. Servono risposte concrete, decisioni politiche incisive, misure di sicurezza reali: «Le istituzioni parlano, promettono, firmano… ma quando c’è da cambiare davvero, quando c’è da proteggere davvero, la volontà evapora come nebbia al sole».
Il suo appello non risparmia chi ha ruoli di responsabilità: «Ogni norma mancata, ogni controllo assente, ogni leggerezza amministrativa ha un volto, un nome, una famiglia che non potrà più ricomporsi».
Messaggio che va oltre il ricordo e si trasforma in un invito collettivo alla consapevolezza: «Ogni volta che qualcuno muore sulla strada, non muore solo una persona, muore un futuro, una famiglia, un pezzo di mondo. Il cambiamento non nasce da una foto. Nasce da una coscienza. Nasce da ognuno di noi. Nasce ora».
Un testo che vuole raggiungere il maggior numero possibile di persone: «Se farà rallentare anche solo una mano sul volante… allora sarà valsa la pena non organizzare nulla e aver scelto di parlare al mondo».
In un Paese che registra oltre 3.000 vittime l’anno, il silenzio scelto da Teresa Astone diventa un monito più potente di qualsiasi manifestazione: un invito all’ascolto, alla responsabilità e a quel coraggio che — conclude — «è dovuto».




