8 Gennaio 2026

Groenlandia, perché l’America la vuole e cosa dice il trattato del 1951

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Groenlandia, perché l’America la vuole e cosa dice il trattato del 1951

La Groenlandia è tornata ciclicamente al centro dell’attenzione geopolitica mondiale. L’isola più grande del pianeta, coperta per oltre l’80% dai ghiacci e abitata da poco più di 56 mila persone, è oggi uno dei territori strategicamente più ambiti al mondo. Negli ultimi anni l’interesse degli Stati Uniti è apparso sempre più esplicito, alimentando il dibattito su una presunta “contesa” con l’Europa. Ma la realtà è più complessa e affonda le sue radici in un accordo firmato oltre settant’anni fa.

Perché la Groenlandia è strategica

La Groenlandia occupa una posizione chiave nell’Artico, tra Nord America ed Europa. È un punto di controllo naturale delle rotte aeree e marittime del Nord Atlantico e dell’Artico, oggi sempre più navigabile a causa dello scioglimento dei ghiacci. Inoltre, il sottosuolo groenlandese è ricco di terre rare, minerali critici, uranio e potenziali riserve energetiche, risorse fondamentali per le tecnologie moderne e la transizione energetica.

A questo si aggiunge il fattore militare: la Groenlandia è un avamposto ideale per i sistemi di difesa missilistica e di sorveglianza, soprattutto in un contesto di rinnovata competizione globale tra Stati Uniti, Russia e Cina.

Il ruolo degli Stati Uniti e la base di Thule

Gli Stati Uniti sono presenti in Groenlandia dalla Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, Washington ottenne il permesso di installare basi militari per impedire che la Germania nazista prendesse il controllo dell’isola. Da allora, la presenza americana non è mai venuta meno.

Il punto centrale di questa presenza è la base di Thule (oggi chiamata Pituffik Space Base), fondamentale per il sistema di allerta precoce contro i missili balistici e per le operazioni spaziali e radar degli Stati Uniti.

Il trattato del 1951: cosa prevede davvero

Il quadro giuridico che regola tutto questo è il Trattato di difesa del 1951, firmato tra Stati Uniti e Danimarca, di cui la Groenlandia allora faceva parte come territorio non autonomo.

L’accordo consente agli Stati Uniti di: mantenere e gestire basi militari in Groenlandia; costruire infrastrutture necessarie alla difesa del Nord Atlantico; operare liberamente per scopi di sicurezza comune nell’ambito della NATO.

In cambio, la sovranità sulla Groenlandia resta alla Danimarca, oggi affiancata dall’autogoverno groenlandese, che dal 2009 gode di ampia autonomia interna. Il trattato non prevede alcuna possibilità di “acquisizione” o annessione dell’isola da parte americana.

L’idea di “comprare” la Groenlandia

Le dichiarazioni, emerse negli ultimi anni, sull’ipotesi che gli Stati Uniti potessero “comprare” la Groenlandia hanno avuto un forte impatto mediatico, ma nessun fondamento giuridico o politico concreto. Danimarca e governo groenlandese hanno ribadito con fermezza che la Groenlandia non è in vendita e che il futuro dell’isola spetta esclusivamente ai suoi abitanti.

Oggi la Groenlandia non è oggetto di una contesa formale tra Stati Uniti ed Europa, bensì di un delicato equilibrio geopolitico. Washington punta a rafforzare la propria presenza militare e strategica nell’Artico, nel pieno rispetto degli accordi esistenti. Copenaghen mantiene la sovranità, mentre la Groenlandia guarda con crescente interesse a un possibile futuro di piena indipendenza.

In questo scenario, il trattato del 1951 resta la pietra angolare dei rapporti tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia: un accordo che spiega perché l’America sia così presente sull’isola, ma anche perché non possa semplicemente “prenderla”.

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