Cremoso, profumato, nutriente: l’hummus di ceci è uno di quei piatti capaci di attraversare confini geografici e culturali senza perdere la propria identità. Nato nel cuore del Medio Oriente, è oggi una presenza fissa sulle tavole di mezzo mondo, simbolo di una cucina semplice, vegetale e condivisa.
Il suo successo globale si deve a una combinazione vincente: pochi ingredienti, gusto equilibrato e una versatilità che lo rende adatto tanto a un aperitivo informale quanto a una cucina più contemporanea e creativa.
Le origini dell’hummus affondano tra Libano, Palestina, Israele e Siria, in una regione dove ceci, sesamo e olio d’oliva sono da secoli alimenti fondamentali. Più che una ricetta, l’hummus è un patrimonio culinario comune, preparato in mille varianti familiari ma sempre riconoscibile nella sua essenza.
La ricetta
Ingredienti (per 4 persone)
240 g di ceci già cotti (meglio se secchi, ammollati e lessati)
2 cucchiai colmi di tahina (crema di sesamo)
Succo di 1 limone
1 spicchio d’aglio piccolo
3–4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
Acqua fredda o acqua di cottura dei ceci q.b.
Paprika dolce o cumino (facoltativi)
Prezzemolo fresco o semi di sesamo per guarnire
Procedimento
Mettere nel mixer i ceci, la tahina, il succo di limone e l’aglio. Frullare fino a ottenere una crema compatta. Aggiungere l’olio extravergine d’oliva a filo, continuando a lavorare il composto, quindi regolare di sale.
Per ottenere una consistenza più liscia e vellutata, unire poca acqua fredda alla volta, fino al risultato desiderato. Servire l’hummus in una ciotola, completando con un giro d’olio, paprika e prezzemolo fresco.
Servito tradizionalmente con pane pita caldo, l’hummus oggi accompagna verdure crude, falafel, carni speziate o diventa base per bowl e panini. Le varianti non mancano: con barbabietola, zucca, avocado o peperoni arrostiti, sempre nel rispetto di una preparazione che valorizza la materia prima.
Per un hummus davvero setoso, eliminare la pellicina dei ceci dopo la cottura: un gesto semplice che eleva la texture finale. Perché, come insegna questa crema antica, la cucina migliore nasce dall’attenzione ai particolari.




