15 Febbraio 2026
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Il corpo, l’algoritmo e la scena: la ricerca di Roberta Pisu tra danza e intelligenza artificiale

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Il corpo, l’algoritmo e la scena: la ricerca di Roberta Pisu tra danza e intelligenza artificiale

C’è una linea sottile che separa il gesto umano dal movimento programmato, l’emozione dall’elaborazione algoritmica. È proprio su quel confine che si muove la ricerca artistica di Roberta Pisu, coreografa e performer italiana che negli ultimi anni ha portato in scena un dialogo serrato tra danza contemporanea e intelligenza artificiale.

Il suo lavoro più emblematico, K.I.nd of Human, presentato lo scorso anno al Teatro Massimo, nasce come riflessione scenica sul rapporto tra uomo e macchina. Il titolo gioca su un doppio significato: “K.I.” richiama la Künstliche Intelligenz (intelligenza artificiale in tedesco), mentre l’espressione inglese kind of human suggerisce l’idea di “una sorta di umano”, aprendo interrogativi sull’identità nell’era digitale.

La tecnologia come partner creativo

Nel lavoro di Pisu, l’intelligenza artificiale non è semplice elemento decorativo o effetto visivo, ma parte integrante della drammaturgia. L’artista utilizza sistemi digitali e contributi sonori sintetici per creare un contrasto tra movimenti organici e gestualità meccanica, tra presenza corporea e simulazione.

In scena, la danza diventa terreno di confronto: il corpo conserva la sua fragilità, la sua imprevedibilità, mentre l’algoritmo suggerisce precisione, ripetizione, imitazione. Il risultato è un dialogo visivo e concettuale che spinge lo spettatore a interrogarsi su cosa significhi davvero “essere umano” in un’epoca in cui le macchine apprendono, rispondono, generano contenuti.

Un’indagine etica oltre che estetica

La ricerca della coreografa si inserisce in un filone crescente delle arti performative italiane che esplorano l’impatto dell’AI non solo come strumento tecnico, ma come oggetto di riflessione filosofica. Può un sistema artificiale replicare l’empatia? L’errore umano è un limite o un valore? E quale spazio resta alla creatività quando l’algoritmo può generare infinite varianti?

Attraverso il linguaggio della danza, Roberta Pisu propone una risposta non teorica ma fisica, incarnata: il corpo diventa misura e resistenza rispetto alla logica del calcolo. Non c’è contrapposizione netta tra umano e artificiale, ma una tensione continua che alimenta la scena.

In un panorama culturale dove il dibattito sull’intelligenza artificiale è spesso confinato agli ambiti economici e produttivi, il lavoro di Pisu dimostra che la questione è anche profondamente artistica. E che il teatro può diventare uno spazio privilegiato per interrogare il futuro, partendo dal gesto più antico: quello del corpo che si muove nello spazio.

Foto: https://teatromassimocagliari.it/eventi/pezzi-unici-k-i-nd-of-human/

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