Si è svolta il 10 gennaio all’IIS Carlo Pisacane di Sapri la presentazione del libro di Franco Maldonato, “Il Mistero del Sigillo reale” introdotta dal Prof. Vincenzo Guida, che ha illustrato le finalità delle attività di educazione civica dal titolo “Il percorso storico delle Costituzioni europee”, programmate all’interno del percorso scolastico. L’evento ha preso vita con un momento suggestivo: spente le luci, è stato proiettato il celebre discorso di Robin Hood al Re Giovanni Senzaterra, tratto dalla rivolta dei baroni contro il sovrano. Quel momento storico, alla base della concessione della Magna Charta Libertatum del 1215, viene considerato la prima costituzione europea, simbolo di diritti e limiti del potere monarchico. Dopo una breve panoramica sulle carte costituzionali successive fino alla Costituzione italiana del 1948, l’autore è stato intervistato da Alice Bifano, studentessa del quarto liceo, dando inizio a un dibattito a cui hanno partecipato numerosi ragazzi, con domande e osservazioni che hanno animato la discussione sul ruolo della storia e dei principi costituzionali nella formazione dei cittadini di domani.
Di seguito la recensione del libro di Maldonato a cura di Pasquale Bortone, classe V – Liceo Classico Carlo Pisacane – Sapri
C’è una domanda, latente ma non meno evidente, che attraversa il nuovo romanzo di Franco Maldonato e che interroga direttamente il lettore: che cosa resta del potere – e delle vicende ad esso connesse – quando il tempo passa? E per rispondere a questa domanda, in uno dei primi capitoli de “Il mistero del sigillo reale”, l’autore fornisce elementi perché il lettore possa essere lui a trovare la risposta: la storia non scompare mai davvero, ma si insinua nei luoghi e nelle persone, aspettando qualcuno disposto ad ascoltarla!
Il romanzo è costruito come un’indagine, ma non nel senso classico del termine: non c’è un detective, adulto ed esperto, ma un ragazzo di quindici anni, un liceale, che si trova davanti a una domanda più grande di lui. Un mistero che nasce nel passato, precisamente nel luglio del 1848, un anno di rivoluzioni e, molto spesso, di speranze tradite, quando il protagonista della rivolta del Cilento viene trovato morto in circostanze mai chiarite. Attorno a questa morte ruota il simbolo più potente del libro: il sigillo reale, un anello che rappresenta l’autorità del re, ma anche l’ambiguità del potere.
Quel che rende il romanzo interessante non è tanto chi ha ucciso o come, ma perché certe verità vengono sepolte. L’autore ci suggerisce che la storia ufficiale spesso non coincide con quella reale e che il potere lascia tracce anche quando sembra sconfitto.
Il protagonista riflette sul fatto che conoscere il passato significa smettere di essere innocenti: un passaggio fondamentale che ci fa capire che il libro è anche un romanzo di formazione. Il ragazzo non cresce solo anagraficamente, ma prende coscienza del mondo, della politica, delle contraddizioni degli adulti.
Ed è proprio la politica uno dei temi centrali. Su entrambi i piani temporali (1848 e anni ’70 del secolo successivo), ai quali corrispondono due diversi registri letterari.
Il romanzo si muove, infatti, anche nell’Italia del Novecento, quella raccontata da Pasolini, che nel 1959, nel corso di un viaggio lungo le coste italiane (che confluirà nel reportage ‘La lunga strada di sabbia’) lancia un giudizio durissimo sugli abitanti delle nostre terre. Un giudizio che l’autore richiama non casualmente: serve a mostrare come una comunità possa essere segnata da secoli di compromessi, di silenzi, di paure.
Ma la politica non è solo nei palazzi, ma nelle scelte quotidiane, nei rapporti umani, anche se raramente la politica cammina insieme ai sentimenti e, in particolare, all’amore. Ed è qui che il romanzo diventa molto attuale. Il protagonista si trova diviso tra l’impegno, le idee, la voglia di cambiare il mondo e il bisogno di vivere i propri affetti e le proprie emozioni, di essere semplicemente un ragazzo. Non c’è retorica, non c’è idealizzazione: c’è il dubbio, la confusione, la fragilità.
Quello che colpisce è che il mistero del sigillo reale, alla fine, sembra quasi passare in secondo piano. Perché il vero enigma non è l’anello, ma che tipo di persona scegliere di diventare. Accettare le versioni comode della storia o provare a scavare, anche quando fa male?
Nel capitolo finale, l’autore lascia intendere – senza mai dirlo apertamente, come si fa in tutti i romanzi – che la verità assoluta forse non esiste. Esiste però la responsabilità di cercarla. Ed è questo il messaggio più forte del libro: non possiamo cambiare il passato, ma possiamo decidere come il passato ci cambia.
In conclusione, “Il mistero del sigillo reale” è un libro che inquieta (nell’accezione positiva del termine) in modo profondo: ci costringe a chiederci quanto siamo davvero liberi, quanto ereditiamo da chi ci ha preceduto e quanto coraggio serve per guardare la storia senza filtri. È un romanzo che parla di giovani, ma soprattutto parla ai giovani. Ed è proprio per questo che, secondo me, è un libro che vale la pena leggere.


