29 Gennaio 2026

Il Sud tra cemento e disastri ambientali paga il conto della politica miope

| di
Il Sud tra cemento e disastri ambientali paga il conto della politica miope

Le immagini della frana catastrofica di Niscemi e quelle delle mareggiate che hanno flagellato le coste meridionali, rievocano la famosa frase di Giustino Fortunato, che definì il Mezzogiorno come uno “sfasciume pendulo sul mare”.

Dopo oltre un secolo la situazione sembra addirittura aggravata dal totale disprezzo delle classi dirigenti italiane verso la tutela dell’ambiente e dell’assetto idrogeologico.

Appare paradossale e beffardo non aver utilizzato come si doveva il PNRR, salutato dai partiti e dai media come una sorta di Sacro Graal, dagli effetti miracolistici,  diventando sempre più una clamorosa occasione mancata per mettere in sicurezza il territorio e la vita degli abitanti.

Prima o poi qualche Procura o delle Commissioni di inchiesta si dovranno occupare di come siano stati spesi oltre 200 miliardi di euro, tra opere eccessive se non inutili, di quanti sprechi e rendicontazioni farlocche. Di istituti scolastici ed asili sovradimensionati costruiti dove non nascono più bambini riscontrandosi un evidente calo demografico.

Di nuove infrastrutture ferroviarie progettate dove c’è bassa utenza, immaginando tracciati nelle aree ad alto rischio sismogenetico, come la nuova AV Salerno Reggio Calabria, mentre il mare divora le spiagge per migliaia di chilometri e le strade, i marciapiedi, i binari delle linee esistenti crollano come castelli di sabbia.

Non è infrequente che anche aree ricche di sorgenti, non riescano a soddisfare il fabbisogno dei propri abitanti a causa di una rete idrica vetusta. Immaginarsi la situazione in Sicilia, dove da decenni non si sostituiscono i tubi marci e gli approvvigionamenti si fanno con le autobotti e le taniche di plastica.
 
L’Italia è quel Paese tanto abile nel gestire le emergenze, anche perché con le ricostruzioni postume ed i disastri si guadagna di più, quanto pigro nel pianificare la prevenzione e la gestione corretta del suolo, evidentemente per la coscienza sporca di pensare al guadagno facile delle imprese colluse, di tecnici incompetenti e disonesti, di politici irresponsabili.

Per alcune amministrazioni e per il “partito unico del cemento” l’importante è continuare a costruire e a condonare, pur in presenza di un numero incalcolabile di vani disabitati nei centri storici. Troppo conveniente per loro costruire “ex novo”, creando quartieri dormitorio piazzando qua e là dei centri commerciali, consumando suolo ed accrescendo le cause di frane e la desertificazione ambientale ed antropologica.
 
Forse costa troppo dire dei no, affamare la bestia famelica della spesa pubblica ed il guadagno facile degli speculatori? Il tempo è galantuomo e la natura ci sta portando un conto salatissimo, trovandoci indebitati fino al collo per una serie di cose che andavano sicuramente pensate, gestite e realizzate senza l’assillo di dover spendere tutto e subito entro una certa data, per non perdere i finanziamenti del Next Generation EU…

Le emergenze c’erano e sono altre, sotto gli occhi di tutti ogni giorno, con maggioranze di governo di ogni colore politico, sia con esponenti di partito che di estrazione tecnica, i quali non hanno voluto vedere e decidere con il buon senso che qualunque madre di famiglia o un saggio contadino del Sud, avrebbero fatto meglio rispetto ai “grand commis” dello Stato pagati profumatamente.

Fonte foto: L’Avvenire
 

Consigliati per te

©Riproduzione riservata