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20 Marzo 2026
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Il trattamento di fine servizio te lo accredito come e quando voglio io: stop a comportamenti leonini

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Il trattamento di fine servizio te lo accredito come e quando voglio io: stop a comportamenti leonini

L’ordinanza commentata riporta al centro del dibattito uno dei temi più discussi negli ultimi anni nel settore del pubblico impiego: i tempi di pagamento del TFS spettante ai dipendenti statali al momento della cessazione dal lavoro.

Il problema nasce dalla normativa che prevede un pagamento differito e spesso rateizzato della liquidazione.
In molti casi, infatti, il TFS non viene corrisposto immediatamente al momento della pensione ma dopo diversi mesi o anni, con ulteriori dilazioni quando l’importo supera determinate soglie. Proprio questo meccanismo è stato oggetto di numerosi ricorsi e di precedenti interventi della Consulta.
Con la recente pronuncia la Corte ha ribadito che l’attuale disciplina presenta un evidente contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, secondo cui il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente.
Il TFS, infatti, rappresenta una forma di retribuzione differita maturata nel corso della vita lavorativa e, pertanto, la sua tutela riguarda non solo l’ammontare ma anche la tempestività della corresponsione.
Secondo i giudici costituzionali, i recenti interventi legislativi non sono sufficienti a superare il problema. Alcune modifiche hanno previsto il pagamento entro tre mesi per categorie particolarmente fragili oppure una lieve riduzione dei tempi di liquidazione, ma tali interventi sono stati ritenuti limitati e incapaci di eliminare il sistema di ritardi strutturali.

Tuttavia la Corte non ha dichiarato immediatamente incostituzionale la normativa. Una decisione di questo tipo, infatti, comporterebbe l’immediata esigibilità di tutte le liquidazioni maturate, con un impatto significativo sui conti pubblici. Per questo motivo la Consulta ha scelto una soluzione interlocutoria: ha rinviato la trattazione della questione all’udienza del 14 gennaio 2027, concedendo al legislatore il tempo necessario per intervenire con una riforma organica.

Il Parlamento è dunque chiamato a individuare un nuovo sistema che riduca progressivamente o elimini i meccanismi di differimento e rateizzazione, conciliando però il diritto dei lavoratori con le esigenze di sostenibilità finanziaria dello Stato.
L’ordinanza rappresenta un nuovo e forte monito al legislatore: il sistema attuale è ritenuto problematico sotto il profilo costituzionale e dovrà essere modificato entro tempi definiti.
In assenza di interventi, la Corte potrebbe in futuro dichiarare l’illegittimità delle norme vigenti, con effetti rilevanti sia per i lavoratori pubblici sia per la finanza pubblica.

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