Il viaggio di Capossela tra il cielo e il mare della Ciolandrea – FOTO

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Infante viaggi

Ho rifiutato la navetta. E anche il furgone di un contadino: «Sali dietro, ti porto io!». Ho passeggiato tra luoghi sacri e privilegi. Ho gattonato spostando le ginocchia tra pini e licheni mentre a pugni stretti afferravo risposte. Risparmiando di chiedere altro. Certi posti – mi ha insegnato qualcuno prima di lasciare questo mondo – nel mentre li raggiungi, devi anche annusarli. Hai bisogno dei sensi per un determinato tipo di meraviglie. E di sensazioni. Che poi la cernita delle bellezze la fai a casa, mentre fissi il buio. Oppure all’alba, il giorno dopo, quando ti svegli e il buongiorno te lo dà la luna, talmente che è presto per gli altri.

Simon era lì. E non è banale dirlo. Era nei sorrisi e negli abbracci, nel belato degli ovini, nel silenzio del tramonto. Era, soprattutto, sopra il cielo azzurro della Ciolandrea. Sospeso tra il surreale e le pozze di lacrime amare. Spostiamo tutte le polemiche altrove.  Accantoniamole in quel dirupo maledetto. Almeno per una notte lasciamolo così, Simon, nello splendore dei suoi 28 anni, nel sorriso delle sue ultime foto. Ha reso tutto più bello, ieri, prima delle note di Capossela. Ha reso tutto più vero. E lo ha aiutato, a Vinicio, lo ha aiutato a prenderci tutti per mano e ad accompagnarci alla scoperta di un viaggio bellissimo, fatto di maschere e pellicce, di maiali e misteri. Di Ulisse, leggende, poesie e abissi.

Prendo anche questa, la piego per bene, sistemo i bottoni e il colletto. La ripongo lì, tra le cose che torneranno utili un giorno. Un giorno, chissà…

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Foto ©Luigi Martino. Riproduzione vietata (visita il sito web)

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