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Inchiesta Camerota, gip interroga «staff» Romano. C’è attesa per decisioni

di Redazione

Il gip del tribunale di Vallo della Lucania, nella giornata di ieri, lunedì 27 maggio, ha interrogato altri indagati. Si tratta di funzionari, dipendenti e professionisti che, all’epoca dei fatti contestati dalla procura, ruotavano attorno all’amministrazione Romano-Troccoli. Qualcuno è rimasto alla scrivania del giudice e del pm per una meno di un’ora, altri, invece, hanno raccontato dinamiche e dettagli. Il tutto è finito nel faldone delle indagini. Tra le persone ascoltate c’è anche Giuseppe Occhiati. Il 62enne è stato prelevato ieri mattina dalla propria abitazione, in una traversa di via Sirene a Marina di Camerota, per essere accompagnato dalla polizia penitenziaria in tribunale. Occhiati è agli arresti domiciliari per un’altra vicenda. Ha intascato una mazzetta di mille euro per il rilascio di una carta d’identità. E’ stato acciuffato in flagranza di reato dai carabinieri del maresciallo Carelli e di seguito allontanato definitivamente dall’ufficio Anagrafe del Comune di Camerota, dove era impiegato e responsabile da diversi anni. Ma Occhiati, all’epoca dei fatti, ha avuto anche a che fare con Antonio Romano, l’ex sindaco di Camerota anch’esso ai domiciliari ma per fatti finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta Kamaraton. E con tutto il suo «staff». Per questo i giudici lo hanno voluto ascoltare.

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L’inchiesta Una lunga e complessa indagine denominata appunto Kamaraton ha permesso di svelare un «collaudato sistema criminale», basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita di appalti a favore di imprenditori amici. Meno di due settimane fa, la mattina del 16 maggio, i carabinieri hanno notificato 12 misure cautelari, tra le quali tre in carcere e tre agli arresti domiciliari. Rosario Abbate, ex assessore, resta in cella insieme a Fernando Cammarano. Il commercialista è l’unico che non è stato ancora ascoltato. Fuori dal carcere di Vallo della Lucania, subito dopo l’interrogatorio di garanzia, Antonio Romano. L’ex sindaco, difeso dall’avvocato Marco Fimiani, è tornato a casa, ai domiciliari. Ciro Troccoli e suo padre, Antonio, restano ai domiciliari. L’ex assessore e l’ex sindaco, capo di gabinetto all’epoca dei fatti, sono difesi dall’avvocato Giuliano Scalzo. Ai domiciliari anche Michele Del Duca, l’ex vicesindaco di Licusati che compare più volte nelle intercettazioni trascritte nelle 354 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Sergio Marotta.

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Gli altri sei Nel pomeriggio di giovedì, sono stati ascoltati Mauro Esposito e Lorenzo Calicchio (difesi dall’avvocato Vincenzo Speranza), Antonietta Coraggio (difesa dagli avvocati Celestino Sansone Franco Maldonato), Giancarlo Saggiomo (difeso dall’avvocato Rino Napolitano), Vincenzo De Luca (difeso dall’avvocato Flavio Beati) e Vincenzo Bovi (difeso dall’avvocato Antonio Calicchio). Loro hanno tutti e sei il divieto di dimora a Camerota. Sui primi tre, però, c’è anche l’interdizione dai pubblici uffici. Per loro i legali hanno avanzato la richiesta di annullamento della misura cautelare. Il gip si è espresso oggi, martedì, con l’architetto Coraggio che, ad esempio, può tornare a lavorare a capo dell’ufficio Tecnico del Comune di Camerota e può tornare anche a ricoprire il ruolo di vicesindaco di Vallo della Lucania dal quale lei stessa si era auto sospesa nel giorno dell’operazione dei carabinieri. Il gip revoca le misure cautelari del divieto di dimora e della sospensione da uffici e servizi pubblici anche per Mauro Esposito, al tempo, responsabile finanziario del Comune di Camerota. Per il gip, sono venute meno le esigenze cautelari a carico del commercialista di Palinuro, difeso dall’avvocato Vincenzo Speranza, da un anno incaricato presso altro Comune e quindi nella impossibilità di mantenere un contatto con il contesto investigativo in cui sarebbero maturate le condotte oggetto di contestazione. Revocata la misura cautelare anche per Vincenzo Bovi, Giancarlo Saggiomo Vincenzo De Luca.

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