Inchiesta Camerota: tutti interrogati, manca solo Cammarano

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Fernando Cammarano, 49enne di Camerota

Il giudice del tribunale di Vallo della Lucania ha terminato a tarda serata gli interrogatori delle sei persone raggiunte dalla misura cautelare del divieto di dimora a Camerota nell’ambito dell’inchiesta Kamaraton che ha scosso il borgo costiero cilentano giovedì 16 maggio quando, all’alba, i carabinieri della compagnia di Sapri e quelli della stazione di Marina di Camerota, hanno arrestato sei persone e altrettante sono state raggiunte da misure cautelari più leggere. Nell’inchiesta sono finiti ex politici, funzionari e professionisti del Comune di Camerota o che a palazzo città hanno prestato comunque servizio. L’altro giorno gli interrogatori di Antonio Romano e Rosario Abbate, rispettivamente ex sindaco ed ex assessore all’epoca dei fatti contestati dalla procura. I loro nomi compaiono più volte nell’ordinanza di 354 pagine firmata dal gip Sergio Marotta. Per Romano, difeso dall’avvocato Marco Fimiani, si sono riaperte le porte di casa. L’ex primo cittadino ha lasciato infatti il carcere ed è tornato a Marina di Camerota. Abbate, invece, difeso dall’avvocato Carmine Caputo, è rimasto in cella. Insieme a loro, raggiunto anch’esso dalla misura cautelare del carcere, figura anche Fernando Cammarano. Il commercialista è a Fuorni ed è l’unico dei 12 coinvolti nell’inchiesta a non essere stato ancora ascoltato.

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Ieri mattina, invece, giovedì, si sono tenuti gli interrogatori di Antonio Troccoli (ex sindaco ed ex capo di gabinetto all’epoca dei fatti), Ciro Troccoli (ex consigliere prima e poi ex assessore nell’amministrazione Romano) e Michele Del Duca (vicesindaco all’epoca dei fatti contestati). Tutti e tre si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere. Antonio Troccoli è passato, scortato dai carabinieri, tra i corridoi del tribunale vallese, dinanzi ai giornalisti recatisi lì per prendere parte ad una conferenza stampa indetta dalla procura e dal Parco del Cilento. Antonio e Ciro Troccoli sono difesi dall’avvocato Giuliano Scalzo di Salerno. Michele Del Duca, invece, è difeso dall’avvocato Pasquale Del Duca.

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Nel pomeriggio, invece, sempre di giovedì, sono arrivati in tribunale Mauro Esposito e Lorenzo Calicchio (difesi dall’avvocato Vincenzo Speranza), Antonietta Coraggio (difesa dagli avvocati Celestino Sansone e Franco Maldonato), Giancarlo Saggiomo (difeso dall’avvocato Rino Napolitano), Vincenzo De Luca (difeso dall’avvocato Flavio Beati) e Vincenzo Bovi (difeso dall’avvocato Antonio Calicchio). Hanno tutti e sei il divieto di dimora a Camerota. Sui primi tre, però, c’è anche l’interdizione dai pubblici uffici. Il primo ad entrare in aula è stato Mauro Esposito, per l’ex responsabile dell’ufficio Finanziario dell’ente, uno degli interrogatori più lunghi, durato oltre due ore. Per il vice sindaco di Vallo della Lucania, Antonietta Coraggio, dopo l’interrogatorio e l’intervento degli avvocati Maldonato Sansone, il pm Vincenzo Palumbo avrebbe chiesto la revoca della misura cautelare di interdizione di un anno dai pubblici uffici. Per la Coraggio si sarebbe ridimensionato l’impianto accusatorio. Alla fine la richiesta avanzata dei legali è stata su per giù univoca: revisione della misura cautelare con revoca dell’interdizione dai pubblici uffici per i primi tre. Il gip si è riservato di decidere. Restano tutti in attesa.

LA STORIA DEL RAGIONIERE CHE AVEVA PREVISTO GLI ARRESTI

Sono 56 i capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati. Nel faldone dell’inchiesta rientrano tanti nomi di professionisti, altri ex politici e altri ex funzionari. Tutti hanno avuto a che fare con il Comune di Camerota almeno nel periodo che va dagli anni 2012 e 2017. Intanto a buona parte di questi indagati, non raggiunti da misure cautelari, è arrivato l’avviso a comparire dinanzi al gip. La «chiacchierata» con gli inquirenti, per loro, avrà inizio da lunedì prossimo.

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Gravi problemi si ripercuotono attualmente sulla macchina amministrativa del Comune di Camerota con l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Mario Salvatore Scarpitta che deve correre ai ripari vista la scarsa presenza di personale all’interno degli uffici. I due più colpiti sono quello Tecnico e quello dell’Anagrafe che ha visto, due giorni fa, l’arresto del responsabile per concussione.

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